La Spagna va al voto. Come in molti avevano previsto, il premier Pedro Sánchez ha annunciato oggi, lunedì 5 ottobre, la convocazione delle elezioni anticipate per il prossimo 29 novembre, dopo che ha trascorso gli ultimi giorni a valutare la strategia da adottare in risposta alla bocciatura da parte del Congresso dei suoi decreti sulla casa, che ha spinto il Paese a scendere in piazza in massa contro il caro-affitti e contro la speculazione immobiliare. Si sarebbe dovuto votare nell’estate del 2027. Sánchez rivendica comunque quanto fatto dal suo governo. “Ci siamo sforzati per costruire un mondo migliore per i nostri compatrioti, combattendo gli speculatori che vogliono distruggere il futuro dei nostri figli e delle nostre figlie per aumentare i loro introiti”, ha detto. I decreti bocciati prevedevano tra l’altro la sospensione fino al 2030 degli sfratti per le persone vulnerabili, misure contro i cosiddetti fondi “avvoltoio” e il rinnovo automatico dei contratti di affitto.
Sánchez agli elettori: “Scegliere se unirsi all’ondata di estrema destra o dare alla Spagna maggioranza progressista più ampia”
Sánchez lancia adesso un appello alla cittadinanza, che dovrà scegliere “che ruolo vuole giocare: se unirsi all’ondata di estrema destra che regredisce laddove governa” oppure “dare alla Spagna una maggioranza progressista più ampia”, perché continui a essere “un baluardo di apertura e giustizia sociale” e un “punto di riferimento mondiale di pace, femminismo e prosperità”. Agli elettori chiede un nuovo mandato, con più forza, per “approfondire le riforme ancora da fare”.
L’attacco alle opposizioni
Il premier si è scagliato duramente contro gli avversari politici delle forze di destra e in particolare contro il Partito Popolare, che con Vox e Junts per Catalunya ha affossato il 3 ottobre i decreti per la casa. “Abbiamo dovuto combattere con un Congresso molto irruento e far fronte alla peggiore opposizione della storia di Spagna. Una opposizione che non ha smesso di mettere in discussione perfino la legittimità del nostro sistema elettorale, di bloccare misure e votare contro politiche che erano buone per il Paese e non ha smesso di usare il suo potere regionale e municipale per boicottare politiche buone per la gente comune”, ha detto. “Abbiamo dovuto lottare anche contro elites economiche e sociali molto potenti, che non si presentano alle elezioni ma vogliono continuare a controllare il nostro Paese”, ha aggiunto Sánchez.
“Con coalizione progressista Spagna non ha smesso di avanzare”
Il leader del Psoe ha ricordato come la Spagna negli ultimi anni non abbia mai “smesso di avanzare” con il governo di coalizione progressista. E non si è risparmiato altre critiche agli avversari. L’esecutivo “ha trasferito ai governi delle autonomie più risorse di sempre, perché le trasferissero a politiche per la casa, per la sanità e per l’educazione pubblica” e “loro hanno acquistato attici e privatizzato ospedali”, ha evidenziato, in riferimento allo scandalo nella regione di Madrid per l’acquisto di un attico con terrazza da 200 metri quadrati, destinato alla governatrice del Partito Popolare, Isabel Diaz Ayuso.
Esulta il leader del Partito Popolare
Esulta il leader dei conservatori del Partito Popolare, Alberto Nunez Feijoo: “Finalmente la Spagna dirà quello che pensa, finalmente decideranno gli spagnoli”. Nel 2023 il suo partito era stato il più votato, ma non era riuscito a formare un governo: l’unica formazione politica disponibile fu l’estrema destra di Vox. Sul voto pesa anche la crisi migratoria di quest’estate a Ceuta.
Destra avanti nei sondaggi (ma non in tutti)
Nell’ultimo sondaggio 40dB per El Pais, realizzato fra il 25 e il 28 settembre, la destra è avanti: il Pp è al 31,6%, il Psoe al 27,4% e Vox sale al 18,4%. Sumar è al 5,6% e Podemos al 2,7%. Le altre forze che sostengono il governo di coalizione progressista minoritario – Erc, Bildu, Pnv, Bng, Junts e Coalicion Canaria – raccoglievano complessivamente circa il 7% dei voti. Insieme i popolari e il partito di Santiago Abascal supererebbero il 52%. Il risultato è simile da quello rilevato da Sigma Dos per El Mundo, realizzato fra il 22 settembre e il primo ottobre: il Pp è al 32,6%, il Psoe al 25,6% e Vox al 18,3%; mentre Sumar è al 6,6% e Podemos al 3,3%. Di segno diverso è invece l’ultimo barometro dello statale Centro di ricerche sociologiche (Cis), che assegna al Psoe il 31%, davanti al Pp (25,5%) e Vox (16,6%).
La posizione del Psoe
Nel weekend si era già diffusa la convinzione che Sánchez avrebbe indetto le elezioni anticipate: già nel pomeriggio di ieri aveva informato il re Felipe VI, oggi impegnato in una visita di Stato in Finlandia. Nel Psoe la maggioranza ha spinto per il voto immediato, considerando la mobilitazione sulla casa un’opportunità politica per trasformare la sconfitta parlamentare in una campagna elettorale. Il ragionamento dei socialisti è che, dopo il voto contrario di Junts, diventa sempre più difficile immaginare un anno di legislatura senza una nuova legge di bilancio e con una maggioranza parlamentare in grado di sostenere l’azione del governo. Il tema della casa, che mobilita milioni di spagnoli, offre al Psoe la possibilità di accusare le destre e gli indipendentisti catalani di aver impedito al governo di intervenire sull’emergenza abitativa.
Nuove misure sulla casa
Già prima dell’annuncio del premier, fonti governative avevano comunque ribadito la volontà di garantire l’approvazione delle misure abitative respinte dal Congresso, indipendentemente dalla convocazione di elezioni anticipate. Un’opzione al vaglio prevede che il governo approvi almeno un nuovo decreto contenente tali misure, il quale verrebbe poi votato dalla Deputazione permanente del Congresso entro 30 giorni. L’organo ha l’autorità per procedere in tal senso dopo lo scioglimento del Parlamento e – a differenza di quanto accadrebbe in plenaria – il voto di Junts non sarebbe necessario per ratificare l’iniziativa.
Il caso di Maricarmen e le proteste
L’ondata di proteste in strada si è scatenata con la bocciatura dei decreti, ma ha radici più profonde. La miccia è stata il caso di Maricarmen (Maria del Carmen Abascal), anziana di 87 anni, con disabilità riconosciuta del 50%, che il 23 settembre è stata sgomberata dall’abitazione in cui ha vissuto per 71 anni a Madrid, nel quartiere del Retiro. Il fondo di investimenti Urbagestión, che ha acquisito nel 2018 la proprietà, aveva aumentato del 250% il suo canone di affitto. Il 28 settembre, dopo che la notizia era diventata di primo piano in tutto il Paese, veniva reso noto un accordo tra la società e la famiglia dell’anziana, per permetterle di tornare a vivere nello stesso alloggio, pagando un affitto sostenibile. Il caso ha acceso rinvigorito un generale malcontento che ormai da anni che in Spagna serpeggia per la crescita esponenziale degli affitti, a partire da quelli di Madrid e Barcellona, ma anche delle altre principali città, come Valencia, Granada e Alicante, tutte teatro delle proteste.
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