#Finsubito news dalla rete – Augusto Geminiani è il nuovo presidente di Confindustria Canavese


IVREA

Cambio al vertice alla presidenza di Confindustria Canavese. A raccogliere il testimone di Paolo Conta, in carica negli ultimi quattro anni, è Augusto Geminiani, classe 1973, ingegnere e direttore generale di Sinterloy Sinterizzazione Metalli Duri SpA che, eletto dall’assemblea privata dei soci, sarà alla guida fino al 2030. Ad affiancarlo nel Consiglio direttivo saranno Ettore Brunero, Alberto Getto, Alberta Pasquero, Patrizia Paglia e Alberto Zambolin.

Una carica che premia la capacità di far crescere la propria azienda attraverso i decenni, i cambiamenti e le generazioni. Ci racconta il suo percorso?
«Nel 2001 mi sono laureato in Ingegneria al Politecnico di Torino e l’anno successivo ho iniziato a lavorare in Sinterloy SpA., l’azienda di famiglia oggi arrivata alla terza generazione. Una realtà storica, profondamente radicata nel territorio. Mio nonno venne chiamato nel 1935 a Castellamonte da Giuseppe Brezzi, ingegnere, imprenditore e senatore, figura pionieristica della metallurgia italiana, a condurre il nuovo stabilimento. Fu mio nonno il primo in Italia a operare nel campo della sinterizzazione del metallo duro e alla morte del senatore, nel 1959, fondò la Sinterloy. Nel mio percorso ho ricoperto ruoli via via più ampi: analista di processo, responsabile dell’organizzazione e dei sistemi informativi, di qualità e di produzione e referente per la pianificazione di investimenti e sviluppo aziendale. Dal 2010 sono direttore generale».

È alla guida di un’azienda che ha saputo coniugare la dimensione locale con quella internazionale: in che modo la sua storia inciderà sul suo ruolo?
«Guidare un’azienda profondamente radicata nel territorio e allo stesso tempo presente sui mercati internazionali mi ha insegnato che oggi dimensione locale e internazionale non possono più essere considerate separatamente. Da un lato è fondamentale conoscere il Canavese, le sue imprese, le sue filiere produttive, le competenze e anche le criticità; dall’altro dobbiamo essere capaci di guardare oltre i nostri confini, perché molte delle trasformazioni in corso hanno dimensione globale. Come presidente vorrei soprattutto che Confindustria Canavese fosse sempre più una casa aperta alle imprese del territorio, un luogo nel quale gli associati possano trovare ascolto, servizi, competenze, relazioni e anche nuovi stimoli per affrontare le trasformazioni».

Nel Consiglio generale dal 2023 e per i prossimi quattro anni alla guida: quali saranno i punti salienti della gestione e gli obiettivi da raggiungere?
«Gli anni nel Consiglio generale mi hanno confermato quanto siano importanti le relazioni e la collaborazione. Nessun presidente può fare la differenza da solo: la forza di un’associazione nasce dalla capacità di lavorare insieme. Intendo, quindi, mantenere un dialogo diretto e costante con le imprese associate, ascoltandone bisogni, progetti e criticità. Nel programma abbiamo individuato cinque priorità sulle quali concentrare il nostro lavoro nei prossimi quattro anni: rafforzare la competitività del sistema industriale; attrarre, formare e trattenere i talenti; affrontare i temi dell’energia, della sostenibilità e dell’autonomia produttiva; aprire ulteriormente il territorio ai mercati globali; contribuire a costruire il territorio industriale del futuro. Alla base c’è una convinzione: non possiamo prevedere le sfide dei prossimi anni, ma possiamo prepararci ad affrontarle. Saranno sfide tecnologiche, economiche e geopolitiche e probabilmente arriveranno con una velocità sempre maggiore. La capacità delle imprese di anticipare i cambiamenti, anziché limitarsi a reagire quando si manifestano, può fare la differenza».

Oggi le aziende si trovano ad affrontare una fase di forte incertezza. Quali settori sono più a rischio e come si supera?
«Le nostre indagini periodiche mostrano che il sistema produttivo canavesano mantiene nel complesso una buona capacità di tenuta. Alcuni comparti, però, stanno affrontando maggiori difficoltà. Penso ai settori più energivori e ad alcune attività manifatturiere tradizionali. Lo stampaggio a caldo sta attraversando una fase complessa. Anche l’automotive, storicamente molto importante per il Canavese, sta vivendo una profonda trasformazione. Non credo esista una sola ricetta per affrontare questa fase. Dobbiamo lavorare su più fronti: efficienza energetica, innovazione dei processi, digitalizzazione, automazione, diversificazione dei mercati e sviluppo delle competenze. Le crisi degli ultimi anni ci hanno insegnato che molti dei fattori che incidono sulle nostre imprese nascono lontano e sono difficilmente prevedibili: tensioni geopolitiche, guerre, energia, materie prime, trasformazioni tecnologiche e cambiamenti dei mercati. Su molti di questi fenomeni una singola impresa non può intervenire, ma può decidere quanto essere preparata ad affrontarli. Essere preparati significa avere aziende solide, efficienti e innovative, con persone competenti, mercati diversificati e un’organizzazione capace di reagire rapidamente ai cambiamenti. Credo che questa capacità di adattamento e, quando possibile, di anticipazione possa fare una differenza decisiva nei prossimi anni».

Intelligenza artificiale: quanto è importante puntare sulla formazione, sul rinnovamento e sulle nuove tecnologie?
«Considero l’intelligenza artificiale una grande opportunità. Come tutte le trasformazioni tecnologiche, porta con sé anche interrogativi e rischi, ma credo che la risposta non possa essere quella di subirla o, peggio, di ignorarla. Dobbiamo imparare a conoscerla, utilizzarla e governarla. L’intelligenza artificiale può aiutarci a migliorare i processi, analizzare informazioni, supportare le decisioni e liberare persone e risorse da attività a minore valore aggiunto. Deve però rimanere uno strumento al servizio dell’uomo e delle sue competenze, non sostituirle. Ed è proprio per questo che formazione e tecnologia devono procedere insieme. Non basta acquistare nuove tecnologie: dobbiamo avere persone preparate a comprenderle e utilizzarle. Investire sui giovani significa dare alle nostre imprese le competenze per affrontare il cambiamento, ma anche creare le condizioni affinché quei giovani scelgano di rimanere o di venire a lavorare nel nostro territorio. La sfida, quindi, non è soltanto formare talenti, ma riuscire a trattenerli».

Al termine del suo mandato quale si augura che sia lo scenario industriale?
«Partiamo da una base importante: il Canavese è un territorio sano, con un tessuto imprenditoriale solido, competenze industriali di alto livello e una cultura del fare impresa profondamente radicata. Il nostro compito non è costruire qualcosa da zero, ma valorizzare questo patrimonio e creare le condizioni perché possa continuare a evolvere. Vorrei che tra quattro anni avessimo contribuito a costruire un Canavese industriale ancora più competitivo, aperto e sostenibile, capace di attrarre persone, competenze, capitali e nuove iniziative imprenditoriali. Ma soprattutto vorrei un territorio e delle imprese maggiormente preparati ad affrontare il cambiamento».


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