#Finsubito news dalla rete – Energia, non solo petrolio: fondi ed Etf per guadagnare con nucleare, elettricità e alimentazione delle infrastrutture AI


La crisi energetica legata all’impennata dei prezzi del petrolio dopo il blocco dello stratto di Hormuz, diretta conseguenza del conflitto in Medio Oriente tra Stati Uniti e Iran, è diventata ormai una questione politica. Tanto che la Commissione Ue, nel tentativo di calmierare le bollette e i carburanti sempre più cari, in settimana ha perfino istituito una task force dedicata all’obiettivo.

Inflazione, rialzo dei tassi di interesse da parte delle banche centrali, rendimenti obbligazionari in aumento e azioni volatili: sono tutte conseguenze dirette, sui mercati finanziari, proprio della crisi dei prezzi del petrolio in atto.

Fondi ed Etf: costi e performance

Che può al contempo trasformarsi in un’opportunità in portafoglio, soprattutto per chi volesse scommettere su prodotti di risparmio gestito specializzati nei futures sulle materie prime stesse (perlopiù Etc) oppure su comparti azionari che hanno come sottostanti panieri di titoli del settore.

La tabella Fida in basso riunisce i primi dieci fondi ed Etf azionari sull’energia e il petrolio, ordinati per rendimento da inizio anno. Complice il rally del greggio la loro performance media è del 43,9%, che passa al 46,6% a un anno e solo al 47,9% su una prospettiva triennale. Di fatto, il settore è stato rivitalizzato dallo scoppio della guerra in Medio Oriente dopo una fase di mercato tendenzialmente negativa.

Il costo medio dei prodotti in tabella è dello 0,8%, che riflette le forti differenze tra i ter degli Etf (anche dello 0,14-0,15%) e quelli dei fondi comuni, che arrivano fino al 2%.

Non solo petrolio

Il primo elemento che salta subito all’occhio però è come non tutti i comparti in classifica siano strettamente focalizzati solo sul petrolio. Il primo, ad esempio, è Etf di Amundi, il Global Bioenergy che da inizio anno guadagna quasi il 50% (con costi dello 0,35%). Arnaud Du Plessis, senior thematic equities portfolio manager di Cpr Am (società del gruppo transalpino), segnala come oggi il settore dell’energia abbraccia anche altri ambiti come «combustibile nucleare e infrastrutture per la transizione energetica». A fianco a una base di «grandi gruppi integrati come ExxonMobil, Chevron, TotalEnergies, Shell per avere esposizione alle materie prime con una struttura finanziaria solida», il money manager in ottica di lungo periodo guarda ad esempio all’uranio, dove «i vincoli sull’offerta sono strutturali e la domanda da parte degli hyperscaler e dei programmi governativi sta accelerando».

Tra nucleare e AI

D’altronde, come conferma la Global Climate Investing Survey 2026 di Robeco, tre quarti dei 300 investitori istituzionali e wholesale coinvolti nel sondaggio ritengono prorio che «il conflitto in Medio Oriente accelererà la transizione verso le energie rinnovabili volta a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili». In altre parole, l’energia sta diventando sempre più da singolo settore a vero e proprio megatrend di investimento, legato a diversi ambiti e tipologie di titoli.

Alessandro Valentino, product manager di VanEck, oltre agli estrattori di petrolio classico guarda con interesse a «società di servizi e attrezzature upstream, i cui ricavi seguono gli investimenti in conto capitale dei produttori», e al nucleare «tornato in auge per la produzione di energia di base a basse emissioni di carbonio, la sicurezza energetica e la domanda dei data center». Attenzione infine ai titoli legati «all’elettrificazione dell’economia, che richiede reti, trasformatori, cavi e investimenti nelle utility».

Guida alla selezione dei titoli

Con il fondo attivo Azionario Energia Raiffeisen realizza da inizio anno una performance del 42,8%, anche se con costi annui del 2%. Secondo Hannes Loacker, gestore del fondo, il settore energetico ha un respiro di portafoglio ben più ampio della contingenza attuale, legato alla «domanda energetica globale, trainata dalla rapida diffusione dell’elettrificazione e dalla crescita esponenziale del consumo energetico dei data center».

Per questo il money manager considera centrali in portafoglio «i temi dell’elettrificazione, comprese le infrastrutture di rete, e dello stoccaggio di energia», mentre «le società petrolifere e del gas saranno soggetti a cicli più marcati nei prossimi decenni. A nostro avviso, ciò implica che per queste società la generazione di flussi di cassa dovrebbe avere la priorità rispetto alle potenziali aspettative di crescita». Ferme restando le valutazioni, che presentano in generale «multipli significativamente inferiori» rispetto al mercato.

Uno sguardo al gas naturale

Il comparto Sisf Global Energy di Schroders realizza da gennaio una performance del 42,4%, con costi dell’1,5%. Anche Mark Lacey, head of thematic equities della società, sottolinea che il comparto non è strettamente petrolifero, ma punta anche su «produzione di energia, infrastrutture energetiche, servizi per l’energia e opportunità selezionate legate alla transizione energetica». A livello di sotto-settori, il focus principale del money manager è sul gas naturale liquefatto (gnl), «la cui domanda è sostenuta dalla crescita delle esportazioni e dal crescente fabbisogno di una produzione energetica affidabile, in particolare con l’entrata in funzione dei data center e delle infrastrutture legate all’AI».

Un focus particolare, per Lacey, riguarda le valutazioni. «Nonostante un periodo di solida performance operativa molte società del settore energetico sono ancora valutate a livelli interessanti rispetto al mercato azionario generale». Importante infine il flusso di cassa libero e la disciplina nell’allocazione del capitale. «Privilegiamo le aziende in grado di generare rendimenti potenzialmente interessanti lungo tutto il ciclo economico, mantenendo la flessibilità finanziaria e investendo con prudenza nella crescita futura», conclude il money manager. (riproduzione riservata)


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