#Finsubito news dalla rete – morta donna di 47 anni


Secondo caso di suicidio assistito a Genova, terzo in Liguria nel 2026. È avvenuto ieri in casa di una donna genovese di 47 anni, affetta da sclerosi multipla che aveva chiesto l’accesso alla procedura che, in attesa dell’approvazione della legge, è formalmente un reato. La Procura ha infatti aperto un fascicolo con ipotesi di istigazione al suicidio, ma la pm Francesca Rombolà, così come ha già fatto la collega Eugenia Menichetti per l’altro caso di suicidio assistito a Genova, chiederà quasi certamente l’archiviazione per i medici che hanno somministrato il farmaco letale alla donna che ha lasciato questo messaggio: “Chiedo rispetto per la mia decisione e spero in un percorso più rispettoso per altre persone nelle mie condizioni”.

Cos’è successo

Si tratta della 19esima persona in Italia, la terza in Liguria: una donna ligure di 47 anni, affetta da sclerosi multipla, è morta ieri a seguito dell’autosomministrazione di un farmaco per il fine vita fornito dal Servizio sanitario nazionale. Si tratta della 19esima persona in Italia ad aver completato la procedura prevista dalla Consulta con l’assistenza diretta del Servizio sanitario nazionale e della terza in Liguria.

“Di fronte all’irreversibilità della malattia e al progressivo peggioramento delle sue condizioni – scrive l’associazione Luca Coscioni in una nota -, questa persona ha iniziato a informarsi, tramite l’Associazione Luca Coscioni, sui suoi diritti nel fine vita in Italia e, a giugno 2025, ha chiesto alla sua azienda sanitaria la verifica delle condizioni per accedere al suicidio medicalmente assistito in Italia, reso legale in Italia dalla sentenza 242/2019 sul caso ‘Cappato/Antoniani’. A settembre 2026 è arrivato il via libera per poter procedere e quindi la conferma della presenza dei 4 requisiti necessari per accedere al ‘suicidio assistito’ (patologia irreversibili, sofferenze ritenute intollerabili, dipendenza da trattamento di sostegno vitale, capacità di prendere decisioni libere e consapevoli), con l’assistenza del suo medico di fiducia, il Dottor Mario Riccio”.

La persona che ha avuto accesso alla morte assistita ha voluto lasciare un messaggio:

“Ho scelto liberamente e consapevolmente di porre fine a una sofferenza per me diventata intollerabile. È stata una decisione profondamente personale, maturata nel tempo e assunta nella piena consapevolezza delle sue conseguenze. Chiedo che venga rispettata per ciò che è: l’esercizio della mia libertà e della mia autodeterminazione. Il percorso per arrivare a questa scelta è stato lungo e reso ancora più difficile da attese e incertezze che, in una situazione di grave sofferenza, assumono un peso enorme. Mi auguro che questa esperienza possa contribuire a rendere il percorso futuro più chiaro, rapido e rispettoso per tutte le persone che si trovano nelle medesime condizioni. Un diritto può dirsi realmente garantito soltanto quando è possibile esercitarlo concretamente, senza ostacoli e in tempi compatibili con la sofferenza di chi lo richiede”.

I casi in Liguria

Oltre a questo, sono altri 2 i casi di suicidio assistito in Liguria, fino a ora, seguiti dall’Associazione Luca Coscioni. Il primo è stato Silvano, 56enne genovese, affetto da sclerosi multipla progressiva da quasi trent’anni, morto a febbraio 2026. Silvano ha aspettato un anno dalla sua richiesta prima di poter procedere.

Il secondo è stato “Stefano” (nome di fantasia), 66enne ligure completamente paralizzato a causa di un trauma cervicale, morto il 28 aprile a seguito dell’autosomministrazione di un farmaco per il fine vita fornito dal Servizio sanitario nazionale, con la relativa strumentazione prevista. Per ottenere l’accesso a un diritto già riconosciuto dalla Corte costituzionale, anche “Stefano” ha dovuto attendere dieci mesi dalla richiesta presentata alla ASL nel giugno 2025 e ricorrere a due diffide legali, tramite il collegio legale dell’Associazione Luca Coscioni coordinato dall’avvocata Filomena Gallo.

La legge regionale

Intanto in Regione è in corso l’iter di discussione della proposta di legge regionale “Liberi Subito”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni, la proposta di legge regionale sul “suicidio assistito” promossa dall’Associazione Luca Coscioni e già approvata in Veneto, Toscana, Emilia-Romagna e Sardegna. Il testo della legge, depositato per la prima volta nel febbraio del 2024 grazie a un’iniziativa consiliare trasversale, aveva visto l’avvio delle audizioni all’interno della II Commissione Salute e Sicurezza Sociale con anche l’audizione a sostegno della PDL di giuristi tra cui Vladimiro Zagrebelsky e Filomena Gallo. Tuttavia, l’iter si era bruscamente interrotto a causa delle dimissioni dell’ex Presidente Giovanni Toti e della successiva tornata elettorale, che avevano reso necessario un nuovo deposito all’inizio della nuova legislatura. Nonostante il testo fosse nuovamente approdato in Commissione, di fronte a un ulteriore rallentamento dei lavori, si è resa necessaria l’attivazione dell’articolo 32 da parte del consigliere Gianni Pastorino, primo firmatario della proposta, per riportare finalmente la discussione direttamente all’attenzione dell’Aula.

Il caso Cappato

Quella ligure sarebbe la quinta legge regionale sul suicidio assistito in Italia, dopo le quattro approvate in Toscana, Sardegna, Emilia Romagna e Veneto. A chiedere di legiferare in tal senso era stata la Corte Costituzionale in seguito al caso Cappato, dal nome di Marco Cappato, il presidente dell’associazione Luca Coscioni, che ha collaborato alla stesura della legge in Liguria. Nel 2017 finì a processo per la morte di Fabiano Antoniani, conosciuto come Dj Fabo, tetraplegico dopo un grave incidente, accompagnato dallo stesso Cappato nella clinica Dignitas, in Svizzera, dove era stato assistito medicalmente al suicidio. Cappato si autodenunciò ai carabinieri e la Procura di Milano aprì un fascicolo che portò al processo in Corte d’Assise. I giudici sollevarono una questione di costituzionalità alla Corte Costituzionale, che, con una pronuncia ritenne fondata la questione, in seguito alla quale Cappato fu assolto.

Come funziona oggi

In assenza di una legge, i cittadini presentano istanza alla propria Asl che, nel sentiero tracciato dalla Consulta, dovrà valutarla tramite un iter che prevede lo studio del caso da parte di una apposita commissione, di cui fanno parte medici legali, palliativisti e psicologi, che dovrà presentare una relazione dettagliata sul caso. Se l’iter procede, è previsto un parere, obbligatorio, ma non vincolante, di un comitato etico territoriale composto da tre medici. Infine un medico dovrà materialmente agevolare il suicidio.


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