#Finsubito news dalla rete – il potere geopolitico di Rosatom


Mentre il gas perde terreno, il nucleare si consolida come principale leva geopolitica della Russia. Attraverso Rosatom, il Cremlino estende la propria influenza globale fornendo tecnologie, combustibile e finanziamenti nel Sud del mondo. L’articolo di James Henderson su ENERGIA 3.26.

Non solo gas: anche l’energia nucleare è un’arma di influenza geopolitica nelle mani del Cremlino. Questa è l’analisi di James Henderson, Distinguished research fellow dell’Oies, sull’ultimo numero di ENERGIA, attualmente in distribuzione. Attraverso un confronto con il progressivo ridimensionamento di Gazprom sul mercato europeo (la cui crisi è al centro dell’analisi di Francesco Sassi), l’Autore illustra come la compagnia russa dell’energia atomica sia diventata una leva centrale per l’influenza globale di Mosca, evidenziando sia i suoi punti di forza commerciali e tecnologici, sia i crescenti rischi finanziari e geopolitici che ne insidiano la stabilità a lungo termine.

ENERGIA 3.26 include un altro approfondimento sulla Russia, a firma del Senior fellow di Carnegie, Sergey Vakulenko, incentrato sulle sfide che il settore petrolifero russo ha difronte da qui al 2050 (pp. 50-60).

Nonostante le sanzioni, Rosatom consolida la sua presenza internazionale

Henderson apre il suo articolo chiarendo la premessa fondamentale del lavoro: mentre il gigante del gas Gazprom ha subito un drastico calo del proprio potere contrattuale a causa delle tensioni geopolitiche e dell’interruzione dei flussi verso l’Europa, Rosatom è riuscita a consolidare e persino ad ampliare la propria presenza internazionale. Questo risultato è stato reso possibile dalla rinnovata attenzione mondiale verso l’energia nucleare come risorsa fondamentale per la decarbonizzazione, unita alla capacità dell’azienda di offrire un pacchetto di servizi integrato lungo l’intera catena del valore e al sostegno finanziario del Cremlino. Henderson anticipa tuttavia che tale espansione si scontra con sfide interne ed esterne di rilievo, tra cui la necessità di rinnovare i reattori russi più datati e la crescente concorrenza estera.

Nel primo paragrafo (1. I principali impegni nazionali), l’Autore esamina le prospettive di sviluppo di Rosatom all’interno dei confini russi, dove l’azienda gestisce attualmente circa 34 reattori nucleari per una potenza complessiva di 28 GW, coprendo poco meno di un quinto della produzione elettrica nazionale. Il saggio analizza gli obiettivi fissati dalle strategie energetiche statali, che prevedono di portare la quota del nucleare al 25% entro il 2050. Per soddisfare la crescente domanda elettrica e compensare il futuro smantellamento degli impianti più vecchi, la Russia dovrà costruire quasi 30 GW di nuova capacità nucleare, un’impresa che richiederà un impegno finanziario stimabile in circa 100 miliardi di dollari, a cui si aggiungeranno i costi legati alla ricerca e allo sviluppo di tecnologie avanzate.

Presenza in 11 paesi diversi

L’Autore prosegue illustrando come Rosatom sia diventata lo strumento di proiezione estera più efficace per la Russia (par. 2. Rosatom come fonte di influenza internazionale), capace di creare legami di dipendenza pluridecennali con i paesi partner grazie alla fornitura di reattori, combustibile, assistenza tecnica e finanziamenti statali a tassi agevolati.

L’analisi mostra anzitutto il quadro delle centrali di progettazione russa già operative nel mondo, evidenziando che diversi paesi dipendono ancora interamente da Mosca per il combustibile nucleare, anche se nazioni come l’Ucraina e vari Stati europei hanno intrapreso percorsi di diversificazione affidandosi a fornitori alternativi.

Proseguendo nella disamina delle nuove costruzioni, l’Autore segnala che Rosatom gestisce quasi la metà dei reattori attualmente in cantiere a livello globale. Vengono approfonditi i grandi progetti in paesi come l’Egitto e il Bangladesh, fortemente sostenuti da prestiti statali russi, la complessa realizzazione della centrale di Akkuyu in Turchia basata sul modello di investimento diretto, e le iniziative avviate in Iran e in Asia Centrale, tra cui il progetto in Uzbekistan che potrebbe ospitare il primo piccolo reattore modulare commerciale dell’azienda.

Infine, l’Autore sottolinea la capillare penetrazione diplomatica di Rosatom nel Sud del mondo attraverso decine di accordi preliminari siglati in Africa, America Latina e Asia, dove la tecnologia dei piccoli reattori riscuote un forte interesse.

Quali sono i principali concorrenti?

Nel paragrafo successivo (3. Concorrenza degli Stati Uniti e non solo), viene analizzato il contesto concorrenziale globale, spiegando che, sebbene la Russia mantenga una posizione di primato nell’arricchimento dell’uranio e nella fabbricazione del combustibile, si trova ad affrontare una pressione crescente da parte di competitor occidentali e asiatici. In particolare, il rilancio delle aziende americane ed europee, unito alla rapida espansione dell’industria nucleare cinese, sta intensificando la corsa alle nuove tecnologie e ai mercati emergenti, riducendo i margini di monopolio di Rosatom.

Nuove tecnologie e altri progetti

Nel paragrafo 4. Lo sviluppo di nuove tecnologie nucleari, l’Autore illustra le priorità di ricerca e sviluppo della compagnia, focalizzate sul mantenimento della leadership tecnologica. I programmi principali riguardano la realizzazione di reattori veloci autofertilizzanti progettati per chiudere il ciclo del combustibile e riutilizzare le scorie, lo sviluppo di piattaforme galleggianti per l’erogazione di energia in zone remote e la partecipazione a progetti sulla fusione nucleare sia a livello nazionale che internazionale.

Henderson descrive poi la trasformazione di Rosatom in un conglomerato industriale ampiamente diversificato (par. 5. La diversificazione in altri settori). Nell’ambito delle energie rinnovabili, l’azienda si è affermata come il principale operatore eolico in Russia e sta avviando progetti solari ed eolici all’estero. Nel settore dell’idrogeno, promuove la produzione tramite elettrolisi e reforming del metano, posizionandosi come capofila della transizione energetica russa.

Particolare rilievo viene attribuito alla gestione della rotta marittima del Nord, di cui Rosatom è operatore infrastrutturale esclusivo grazie al controllo dell’unica flotta di rompighiaccio nucleari al mondo, con compiti che spaziano dal supporto alla navigazione fino alla tutela della sicurezza in un’area di primaria importanza geopolitica e strategica.

Viene evidenziata inoltre la presenza dell’azienda nella medicina nucleare tramite l’esportazione di radiofarmaci e la realizzazione di centri oncologici all’estero, nonché il suo ruolo nell’estrazione di minerali critici e terre rare come litio, titanio e oro sia sul territorio russo che in America Latina e Africa.

Ricavi in forte crescita

Nel penultimo paragrafo (6. Situazione finanziaria di Rosatom), Henderson prende in esame la situazione economico-finanziaria dell’azienda, evidenziando come, a fronte di una trasparenza contabile ridotta dopo il 2022, i ricavi complessivi e le entrate estere abbiano mostrato un trend di forte crescita.

Tuttavia, analizzando i dati dettagliati della principale controllata operativa, AtomEnergoProm, l’Autore mette in luce un elemento di potenziale criticità: l’imponente programma di investimenti per la costruzione di centrali in patria e all’estero ha comportato un incremento eccezionale delle spese in conto capitale, che hanno superato i flussi di cassa generati dalle attività operative. Di conseguenza, l’azienda ha dovuto fare ampio ricorso all’indebitamento, registrando un aumento significativo del debito totale e portando il rapporto tra debito netto e patrimonio netto a livelli rilevanti.

Nelle Conclusioni, viene sintetizzato il quadro complessivo, che rende evidente come Rosatom sia un pilastro fondamentale dell’influenza geopolitica russa, sorretto da una struttura industriale solida e da un convinto sostegno statale. Tuttavia, il futuro della società appare condizionato da rilevanti elementi di incertezza.

La coesistenza di enormi impegni finanziari sul fronte interno ed estero pone interrogativi sulla sostenibilità dell’indebitamento e sulla capacità del sistema bancario pubblico russo di continuare a finanziare le sue ambizioni globali. A ciò si aggiungono la determinazione dei paesi occidentali nel ridurre la dipendenza dal combustibile russo, il rischio di nuove sanzioni indirette capaci di rallentare i cantieri internazionali e la presenza di una concorrenza sempre più aggressiva sulle tecnologie di nuova generazione. In questo scenario, Henderson conclude che la tenuta finanziaria di Rosatom e la sua capacità di gestire un portafoglio di progetti estremamente vasto rappresenteranno i fattori chiave per stabilire se l’azienda riuscirà a conservare il proprio primato nel mercato energetico globale nei prossimi decenni.


L’articolo completo di James Henderson Rosatom: la crescente influenza della potenza nucleare russa è disponibile su ENERGIA 3.26 (pp. 62-73).

James Henderson è Distinguished research fellow presso Oies


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