#Finsubito news dalla rete – Omicidio di David Rossi: chi è Giancarlo Pittelli, “il valore aggiunto” di Giorgia Meloni che in un’intercettazione sembrava sapere già tutto – MOW


“Se riaprono l’indagine sulla morte di Rossi succederà un casino grosso. Se si sa chi lo ha ammazzato!”. E ancora. “Rossi non si è suicidato! Rossi è stato ucciso!”. Non siamo nel 2026, dopo le ultime perizie. Siamo nel marzo 2018, cinque anni dopo la morte di David Rossi, precipitato dalla finestra del suo ufficio al Monte dei Paschi di Siena. Il caso era stato archiviato come suicidio. Ma un avvocato calabrese, intercettato dai carabinieri del Ros, sembrava avere già una certezza diversa. Si chiamava Giancarlo Pittelli. Passano otto anni e il 3 marzo 2026 la Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Gianluca Vinci, deputato di Fratelli d’Italia, approva una relazione che esclude il suicidio. A settembre, poi, le nuove simulazioni condotte con i Ris hanno delineato lo scenario di un’aggressione da parte di almeno due persone. Ma chi è l’uomo che lo diceva con ben otto anni di anticipo?

Nato a Catanzaro nel 1953, laureato in Giurisprudenza alla Sapienza nel 1975, Pittelli è un penalista cassazionista, figlio d’arte, con clienti nel mondo bancario e delle grandi imprese. Comincia la sua carriera politica nella Democrazia Cristiana. Consigliere comunale nel 1980, assessore alla Cultura dal 1985 al 1989. È segretario della Camera penale di Catanzaro, presidente della Sacal, società che gestisce l’aeroporto di Lamezia Terme, dal 1999 al 2001 e del Catanzaro Calcio dal 2006 al 2008. Diventa poi coordinatore calabrese di Forza Italia, deputato nel 2001, senatore nel 2006 e nuovamente deputato nel 2008 con il Pdl. Nel 2011 lascia Berlusconi e contribuisce, non partecipando al voto sul rendiconto dello Stato, alla crisi del suo governo. Passa al Misto, poi a Forza del Sud. Fino al 15 aprile 2017, quando approda a Fratelli d’Italia. Ad accoglierlo è Giorgia Meloni in persona. “Un valore aggiunto per la Calabria e per tutta l’Italia”. Il giorno prima, scrive l’Espresso, Pittelli era finito in manette. Già, perché il 19 dicembre 2019 scatta Rinascita-Scott, la maxioperazione della Dda di Nicola Gratteri contro la ’ndrangheta vibonese. E Pittelli, secondo gli investigatori, non sarebbe stato un semplice avvocato dei boss. Nell’ordinanza viene descritto come una sorta di passepartout del boss Luigi Mancuso, capace di aprire porte nelle banche, nelle università, nelle imprese e nelle istituzioni. Il colletto bianco che, secondo l’accusa, avrebbe fatto dialogare il mondo della criminalità con quello apparentemente rispettabile. Già su MOW nel 2025 si era scritto della “cena a casa del parroco” di Limbadi con il boss Luigi Mancuso. Nel 2016, infatti, l’attuale Arcivescovo di Camerino e San Severino Marche (l’arcidiocesi più terremotata della regione nel 2016) Francesco Massara, secondo le intercettazioni degli inquirenti coordinati dal pm Nicola Gratteri, avrebbe ospitato a casa sua un summit di ‘ndrangheta proprio con il boss Mancuso, Giancarlo Pittelli e Saverio Razionale, altro esponente del clan. Secondo un’inchiesta dell’Espresso, poi, Pittelli avrebbe cercato anche una sponda politica in Lorenzo Cesa per diventare membro laico del Consiglio superiore della magistratura. Nel frattempo con Mancuso, raccontava, esisteva una confidenza particolare. Lui dava del tu al boss, mentre quest’ultimo gli dava del voi. Il boss, sempre secondo le intercettazioni, gli avrebbe perfino affidato la protezione della figlia in caso di necessità. Nel 2023 però arriva la condanna a 11 anni per concorso esterno in associazione mafiosa e rivelazione di segreto d’ufficio. Nel dicembre 2025, come riferisce l’Ansa, la pena viene ridotta in appello a 7 anni e 8 mesi. Nel processo Mala Pigna, relativo alla cosca Piromalli, un’altra condanna a 14 anni in primo grado per concorso esterno. Sentenze non definitive, contestate dall’interessato. E nessuna riguarda la morte di David Rossi. Non sono nemmeno le prime vicende giudiziarie di Pittelli. Era stato indagato nell’inchiesta Poseidone di Luigi de Magistris, ma la sua posizione fu archiviata. Nel 2016 venne inoltre assolto dal Tribunale di Salerno nel processo sul presunto complotto per sottrarre a de Magistris le inchieste Why Not e Poseidone. E a Torino aveva difeso Francesco Furchì, poi condannato per l’omicidio del consigliere comunale Alberto Musy. E allora cosa c’entra Siena?

Pittelli era il rappresentante legale e avvocato della Diamond Private Investment, società che collocava diamanti da investimento anche attraverso Mps. Nella relazione della Commissione parlamentare compare l’audizione del giornalista Nicola Borzi. La banca avrebbe distribuito pietre per circa 330 milioni di euro, il cui valore reale di mercato sarebbe stato di appena 70 milioni. La stessa società aveva sponsorizzato la Mens Sana Basket di Siena. Un affare distinto dall’omicidio, certo. Ma sufficiente a spiegare perché Pittelli conoscesse il mondo Montepaschi ben oltre le cronache dei giornali. Ed è proprio di Mps che parla con il collega Guido Contestabile quando, il 30 marzo 2018, il Ros registra quella conversazione. La banca, dice, “se n’è andata all’aceto”. Poi affonda sulla morte del capo della comunicazione. Se si scopre chi lo ha ammazzato, sarà “un casino grosso”. Come faceva a esserne così sicuro? Pittelli lo ha spiegato alla Commissione il 4 novembre 2025. Stava semplicemente commentando con Contestabile, dice lui, una puntata delle Iene del 25 marzo 2018, nella quale erano stati sollevati dubbi sulla morte di Rossi. Ha negato di conoscere informazioni riservate e di aver discusso del caso con Giuseppe Mussari, ex presidente Mps e amico della vittima. Come ricostruisce La Nazione, secondo Pittelli e Mussari i due si sarebbero conosciuti soltanto a maggio 2018, dopo l’intercettazione. Tutto questo non collega Pittelli all’omicidio, ma ad ogni modo dà un peso diverso alle sue parole di allora, quantomeno profetiche sull’esito dell’inchiesta della Commissione parlamentare presieduta dall’onorevole Gianluca Vinci.




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