La Procura di Larino ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sulla morte di Andrea Costantini, ma i genitori, la sorella e la compagna annunciano opposizione e chiedono che le indagini proseguano. Il 38enne originario di Penne era stato trovato senza vita il 15 settembre 2025 nella cella frigorifera del supermercato Eurospin di Termoli dove lavorava. La richiesta del pubblico ministero Marianna Meo è stata sottoposta al giudice per le indagini preliminari: non si tratta dunque di una decisione definitiva. Le persone offese hanno trenta giorni dalla notifica dell’avviso per consultare gli atti e presentare opposizione. Il ritrovamento aveva inizialmente indirizzato gli accertamenti verso l’ipotesi del suicidio, contestata dai genitori Gennaro e Lidia Costantini, che attraverso l’avvocato Piero Lorusso avevano presentato un esposto chiedendo ulteriori indagini. Nel dicembre 2025 il gip aveva disposto un incidente probatorio con la riesumazione della salma e l’autopsia. La relazione del medico legale Cristian D’Ovidio, depositata nel maggio successivo, aveva indicato un decesso per shock emorragico provocato da una lesione toracica da arma da taglio, ritenendo la morte compatibile con un gesto volontario. I familiari avevano continuato a chiedere approfondimenti, così come la compagna Angela Dileva, assistita insieme al figlio minore dall’avvocata Paola Cecchi. Il procedimento è rimasto contro ignoti per le ipotesi di istigazione o aiuto al suicidio, omicidio volontario e omicidio colposo. Nella nota diffusa il 14 ottobre, Lorusso, difensore dei genitori e della sorella Gloria, «comunica sin d’ora la ferma volontà di presentare formale opposizione alla richiesta di archiviazione formulata dal Pubblico Ministero presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Larino, Dott.ssa Marianna Meo». Il legale aggiunge: «La famiglia Costantini esprime il proprio totale dissenso in merito alla richiesta di archiviazione del procedimento penale, attualmente iscritto contro ignoti per i reati di istigazione al suicidio, omicidio volontario e omicidio colposo (artt. 580, 575 e 589 c.p.). Il termine di 30 giorni concesso dalla notifica dell’avviso consentirà alla difesa di formalizzare puntualmente le ragioni di tale dissenso e di contrastare l’errata ipotesi di una “dinamica anticonservativa” (suicidio)». Le contestazioni sulla dinamica e le valutazioni medico-scientifiche contenute nella nota rappresentano la posizione della difesa dei familiari, che dovrà essere sottoposta all’autorità giudiziaria. «Attraverso il proprio legale, la famiglia ribadisce i pilastri logico-scientifici che smontano la tesi suicidiaria a favore di quella omicidiaria e che rendono l’archiviazione del caso del tutto inaccettabile», prosegue il comunicato, affrontando innanzitutto la posizione dell’arma: «L’arma occultata e l’impossibilità cinetica: l’arma bianca letale è stata rinvenuta a due metri di distanza dal cadavere, nascosta dietro delle cassette. È fisicamente impossibile che la vittima, a seguito di una lesione mortale al miocardio con immediato collasso, abbia avuto la forza di estrarre la lama, nascondere l’arma e tornare nel punto del decesso». Il secondo punto riguarda la mano destra di Andrea: «Assenza di spasmo cadaverico: le fotografie della salma documentano la mano destra di Andrea aperta e rilassata. L’assenza di un pugno serrato (spasmo cadaverico) dimostra scientificamente che, al momento del decesso, non stava impugnando alcuna arma», sostiene la difesa. Il legale richiama quindi altri elementi fotografici: «Segni di strangolamento e colluttazione: le evidenze fotografiche raccolte dal padre della vittima mostrano inequivocabili segni di strangolamento/strozzamento nella regione cervicale ed ematomi compatibili con traumi da difesa attiva». Quanto alle lesioni al torace, nella nota si legge: «Le ferite toraciche plurime: la presenza di ripetuti colpi profondi al torace evidenzia la violenza tipica di un’aggressione esterna (overkill) e non di atti di autolesionismo». Un’ulteriore contestazione riguarda il biglietto d’addio: «La manipolazione della scena: vi è una palese alterazione del luogo dei fatti per quanto riguarda il ritrovamento del biglietto d’addio. Testimoni lo descrivono piegato nella tasca dei pantaloni della vittima, mentre le foto della scena del crimine lo ritraggono disteso e ben visibile accanto a un computer». Lorusso solleva anche il tema delle condizioni di lavoro, denunciando presunte violazioni: «La famiglia ritiene inoltre incomprensibile chiudere le indagini senza aver prima fatto piena luce sulle palesi e gravissime violazioni delle normative sulla sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/2008) da parte del supermercato Eurospin, dove il giovane ha perso la vita il 15 settembre 2025 mentre operava da solo e senza dispositivi di protezione all’interno di una cella frigorifera. Destano ulteriore sconcerto e profondi interrogativi anche le recenti vicende relative al misterioso incendio che il 28 agosto scorso ha distrutto i terreni agricoli da poco acquistati da Andrea in Contrada Ponticelli». Il comunicato richiama l’incendio senza documentare un collegamento con la morte. La difesa elenca poi gli approfondimenti ritenuti necessari: «Prima di valutare qualsivoglia archiviazione, la famiglia Costantini reputa indispensabile l’esecuzione di esami fondamentali e già richiesti alla Procura, tra cui: l’esame del DNA sui vestiti della vittima e sull’arma del delitto, la perizia cinetica, l’esame degli schizzi di sangue (Bloodstain Pattern Analysis) e una perizia informatica forense sui dispositivi tecnologici pertinenti per accertare eventuali connessioni log». La nota si conclude ribadendo la richiesta dei suoi assistiti: «Gennaro, Lidia e Gloria Costantini chiedono con determinazione che l’Autorità Giudiziaria non esiti nel proseguire le indagini e accertare la verità sulla morte di Andrea, confermando sin da ora la ferma volontà di costituirsi parte civile». Anche l’avvocata Paola Cecchi annuncia opposizione nell’interesse della compagna e del figlio minore. «Ho appreso della richiesta di archiviazione formulata dalla Procura della Repubblica di Larino nell’ambito del procedimento relativo alla morte di Andrea Costantini. Una richiesta che, quale difensore della compagna Angela Dileva e del figlio minore di Andrea, accolgo con profondo disappunto e che, allo stato, non ritengo di poter condividere. Dopo oltre un anno dalla tragica morte di Andrea, ritengo che vi siano ancora aspetti della vicenda che meritano di essere approfonditi e circostanze sulle quali è necessario fare piena luce», dichiara. La professionista illustra l’attività svolta: «In questi mesi la Difesa non è rimasta in attesa degli sviluppi del procedimento, ma ha svolto un’articolata e autonoma attività di indagine difensiva, acquisendo documentazione, raccogliendo informazioni e promuovendo accertamenti tecnici, tra cui l’analisi informatica forense del telefono cellulare di Andrea. Un’attività condotta con rigore e riservatezza, nella convinzione che la ricerca della verità debba fondarsi su elementi concreti e verificabili, non su supposizioni o ricostruzioni precostituite». Cecchi chiede una valutazione di tutte le risultanze: «Non posso ritenere che il lavoro investigativo svolto dalla Difesa e gli ulteriori elementi acquisiti possano considerarsi esauriti nella loro rilevanza senza una valutazione complessiva e approfondita. La relazione medico-legale costituisce certamente un elemento importante, ma ritengo che debba essere esaminata unitamente alle risultanze informatiche, documentali e alle ulteriori circostanze emerse nel corso delle indagini difensive. Per queste ragioni, nell’interesse dei miei assistiti, intendo proporre opposizione alla richiesta di archiviazione, rappresentando nelle sedi giudiziarie competenti le ragioni del dissenso e indicando gli ulteriori approfondimenti investigativi ritenuti necessari». La legale precisa il significato della propria iniziativa: «Desidero essere chiara su un punto: il dissenso rispetto alla richiesta di archiviazione non rappresenta una contestazione personale all’operato della Procura, della quale rispetto pienamente il ruolo e le prerogative istituzionali. È l’esercizio di una facoltà prevista dall’ordinamento, che ritengo doveroso utilizzare quando permangono questioni meritevoli di approfondimento». Conferma quindi che non renderà pubblici gli elementi raccolti: «Non intendo anticipare pubblicamente il contenuto degli elementi investigativi acquisiti, né le specifiche argomentazioni che saranno sottoposte all’Autorità giudiziaria. La riservatezza mantenuta fino a oggi è stata una scelta professionale precisa e tale continuerà a essere». Il suo intervento richiama infine la dimensione familiare della vicenda: «Ma c’è un aspetto che non può essere dimenticato. Andrea Costantini non è soltanto il nome di un procedimento penale. Era un uomo, un compagno e, soprattutto, un padre. Suo figlio ha perso il padre e merita che ogni elemento concretamente utile a chiarire le circostanze della sua morte venga attentamente valutato. Non chiediamo che venga accolta una tesi a ogni costo. Chiediamo che nessun interrogativo rilevante resti privo dei necessari approfondimenti. La richiesta di archiviazione non è ancora una decisione definitiva del giudice. Ed è proprio attraverso gli strumenti previsti dalla legge che continueremo a far valere le nostre ragioni. La ricerca della verità non può fermarsi davanti a interrogativi ancora aperti. E la Difesa non intende fermarsi».
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