#Finsubito news dalla rete – Agricoltura, lavorare non basta più: in Molise aziende schiacciate dai costi


Alle Tenute Martarosa il confronto con il sottosegretario La Pietra. Confagricoltura chiede interventi sul reddito, Roberti propone una sospensione dei contributi. Acqua, gasolio e cinghiali tra le emergenze.

NUOVA CLITERNIA. Il problema non è soltanto vendere un raccolto a un prezzo più basso. È arrivare alla fine della stagione dopo aver pagato carburante, fertilizzanti, manodopera e acqua, scoprendo che il lavoro di un anno è servito appena a coprire le spese. O che non è bastato neppure a quello. Da questa condizione, comune a un numero crescente di aziende molisane, è partito il confronto promosso da Confagricoltura Molise alle Tenute Martarosa, con il sottosegretario all’Agricoltura Patrizio La Pietra.

Al tavolo, moderato da Valentina Fauzia, sono intervenuti il presidente della Regione Francesco Roberti, l’assessore alle Politiche agricole Salvatore Micone, il consigliere regionale Vittorino Facciolla e il senatore Costanzo Della Porta. Dopo il saluto dei padroni di casa, la presidente di Confagricoltura Molise Maria Concetta Raimondo ha riportato il dibattito alla domanda che attraversa le campagne: quanto può resistere un’impresa che produce senza ottenere un reddito adeguato?

«Gran parte degli imprenditori lavorano per pagare i costi, non tanto per fare reddito», ha osservato Raimondo. La difficoltà, ha spiegato, investe contemporaneamente comparti che in passato permettevano di compensare le perdite di una coltura con i risultati di un’altra. Nelle cantine restano vini delle annate precedenti e cambiano le abitudini dei consumatori; nell’olio pesano giacenze e riduzione dei prezzi all’avvicinarsi della raccolta; nei cereali il valore riconosciuto al prodotto mette in discussione la convenienza stessa della coltivazione. Quando tutte queste condizioni si sommano, il rischio diventa l’abbandono dei terreni, soprattutto nelle aree interne.

Per la presidente, le risposte devono agire su tre elementi: costi di produzione, prezzi di vendita e tempi dei pagamenti. Da qui la richiesta di misure strutturali sul gasolio, interventi europei sui fertilizzanti e maggiore certezza nell’erogazione dei contributi assicurativi, superando anche le anomalie informatiche che fermano le pratiche. Gli sconti commerciali sul carburante, nella sua valutazione, non sostituiscono una tutela nazionale accessibile alle imprese.

Sul versante dei ricavi, Raimondo ha sollecitato organizzazioni dei produttori, cooperative e aggregazione dell’offerta, insieme a controlli sulle pratiche commerciali sleali. L’obiettivo è far arrivare agli agricoltori una parte più consistente del prezzo finale. Ha inoltre richiamato le difficoltà nel reperire manodopera e gestire gli adempimenti per gli stagionali, chiedendo sostegno alla formazione e alla sorveglianza sanitaria nel rispetto della legalità.

Della Porta ha collegato le difficoltà del settore anche agli effetti delle guerre, ringraziando La Pietra per l’attenzione al Molise e richiamando il confronto del Governo in Europa sulla politica agricola comune. Il sottosegretario ha difeso gli interventi nazionali e riconosciuto la legittimità della protesta entro i limiti della legge, contestando i blocchi stradali e degli approvvigionamenti.

Per il Molise, La Pietra ha indicato progetti di filiera con investimenti vicini a 160 milioni di euro e contributi pubblici per circa 112 milioni. Accordi che, secondo il sottosegretario, devono distribuire meglio il valore tra chi produce, chi trasforma e chi vende, attraverso impegni di medio e lungo periodo capaci di dare alle aziende una prospettiva sulla quale programmare.

Sull’olio ha richiamato qualità, denominazioni, commercializzazione e riconoscibilità dell’origine, insieme a tracciabilità e controlli contro la vendita di produzioni estere come italiane. Ha quindi illustrato il prestito agrario per i frantoi, gli interventi su carburanti e fertilizzanti e l’anticipo dei pagamenti agricoli per sostenere la liquidità. All’esigenza di ridurre la spesa energetica ha ricondotto gli investimenti nell’agrisolare.

Una parte centrale del confronto ha riguardato l’acqua. Raimondo ha chiesto che siano garantiti i fabbisogni presenti e futuri delle imprese molisane, proponendo di destinare i proventi delle cessioni alla riduzione delle tariffe irrigue. La Pietra ha presentato il collegamento tra Liscione e Capitanata come un’opportunità per completare anche l’irrigazione del Basso Molise, riservando alla Puglia le eccedenze.

«Nessuno ruberà l’acqua al Molise», ha assicurato Roberti, difendendo l’intesa in preparazione. Il presidente ha parlato di un massimo di 60 milioni di metri cubi trasferibili, soltanto in presenza di disponibilità eccedenti, e di un introito minimo garantito di un milione e mezzo di euro all’anno anche senza prelievi pugliesi. La gestione degli impianti, ha aggiunto, resterà molisana.

Roberti ha collegato il progetto alla possibilità di rendere irrigui circa seimila ettari, criticando l’impostazione delle opere precedenti e il peso economico del sollevamento dell’acqua. Ha inoltre prospettato una gestione pubblica delle centrali idroelettriche per ridurre i costi energetici e rendere più sostenibile il servizio.

Dopo il confronto con i manifestanti, il presidente ha avanzato anche la proposta di sospendere temporaneamente i versamenti contributivi, prevedendone una successiva dilazione. Lo scopo è evitare che la mancanza di liquidità provochi irregolarità nel Durc e, di conseguenza, il blocco degli aiuti. La Pietra ha distinto i vincoli di una crisi di mercato da quelli previsti per le calamità, indicando però una possibile compensazione tra contributi spettanti e debiti contributivi, attraverso risorse regionali o nazionali trasferite alle Regioni. Un’ipotesi da approfondire, senza applicarla automaticamente ai fondi europei.

Micone ha descritto una «tempesta perfetta», alimentata da rincari, concorrenza, cambiamenti climatici e fauna selvatica. Sui cinghiali ha richiamato caccia di selezione, aggiornamento degli strumenti di controllo e ampliamento del calendario venatorio, chiedendo una revisione della normativa nazionale. Ha rivendicato il risarcimento integrale dei danni secondo i valori tabellari, riconoscendo che la priorità degli agricoltori resta poter coltivare e raccogliere.

Per il gasolio, l’assessore ha riferito della modifica richiesta al Complemento di sviluppo rurale per finanziare una misura regionale, subordinata alle autorizzazioni ministeriali e di Agea. Ha inoltre ricordato gli investimenti per modernizzare aziende e frantoi.

Facciolla ha infine portato l’attenzione sui cambiamenti nella struttura dell’agricoltura molisana. Ha ricordato la crescita delle superfici biologiche, passate, secondo i dati citati nel suo intervento, da meno di mille a oltre undicimila ettari, collegandola agli strumenti di sostegno e alla valorizzazione della qualità.

Nel Basso Molise, ha osservato, acquistano intanto un peso crescente quelli che ha definito «nuovi latifondisti»: contoterzisti che concentrano attraverso gli affitti la conduzione di grandi superfici, cercando dimensioni economicamente sostenibili. Un processo che permette ai terreni di restare coltivati, ma rivela la fragilità dei piccoli proprietari. Per loro, come per le altre imprese, resta decisivo lo squilibrio indicato all’apertura del confronto: se produrre costa più di quanto rende vendere, continuare a coltivare diventa ogni anno più difficile.

Emanuele Bracone




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