#Finsubito news dalla rete – “In Toscana mille infortuni in più. Aumentano anche le malattie professionali”


Firenze, 17 ottobre 2026 – Un operaio di 31 anni morto nel cantiere della nuova stazione dell’Alta velocità di Firenze, travolto da una pesante trave durante le operazioni di movimentazione dei materiali. L’ennesima tragedia sul lavoro, avvenuta giovedì 15 ottobre, riporta al centro il tema della sicurezza in Toscana, dove secondo i dati della Uil nei primi otto mesi del 2026 si sono registrati oltre mille infortuni in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e 42 vittime. Numeri che si intrecciano con le difficoltà dell’economia regionale, la crisi industriale, i salari bassi e il lavoro precario.

Di questi temi si parlerà anche martedì 24 novembre a Firenze, in un’iniziativa della Uil Toscana alla quale parteciperà il segretario generale nazionale Pierpaolo Bombardieri, insieme ai rappresentanti delle istituzioni regionali e locali. Un appuntamento dedicato al lavoro, alla fiscalità e alla qualità dei servizi pubblici, mentre il sindacato chiede alla Regione un nuovo piano di sviluppo che metta al centro occupazione stabile, salari e sicurezza.

A fare il punto è Paolo Fantappiè, segretario generale della Uil Toscana, che dopo la morte del giovane operaio, insieme al segretario della Feneal Uil Toscana Daniele Battistini, ha chiesto un incontro urgente al Comune di Firenze e alla committenza del cantiere.

La situazione in Toscana continua a peggiorare?

“Nei primi otto mesi del 2026 abbiamo registrato oltre mille infortuni sul lavoro in più rispetto allo stesso periodo del 2025. E contiamo già 42 morti. Anche le malattie professionali sono aumentate, di circa il 23%. Sono dati che dimostrano come in troppi luoghi di lavoro non si investa abbastanza sulla sicurezza. Per noi anche i prossimi bandi di sviluppo regionale dovranno prevedere risorse specifiche su questo fronte. Non si può parlare di crescita economica senza parlare della qualità e della sicurezza del lavoro”.

Il 2 ottobre avete incontrato il presidente Eugenio Giani. Che cosa è emerso?

“Giani ha aperto un tavolo di confronto sulla crisi industriale e sul futuro dell’economia toscana, indicando alcuni temi che condividiamo. Ma adesso servono fatti concreti. Il problema è che nei prossimi anni avremo meno risorse. Il Pnrr è in esaurimento e i fondi strutturali europei saranno inferiori rispetto al passato. Nell’ultimo settennio abbiamo avuto circa 3,7 miliardi di fondi strutturali, mentre in futuro potrebbero diminuire del 20-25%. Dobbiamo quindi costruire un vero piano di sviluppo, decidendo dove concentrare gli investimenti”.

Quali le priorità?

“Attrarre nuovi investimenti produttivi, semplificare la burocrazia, rafforzare il rapporto con le banche e sostenere i distretti industriali. Poi servono interventi sulle politiche del lavoro, sulla gestione dei rifiuti speciali e sull’agricoltura. Ma c’è soprattutto una condizione che abbiamo posto alla Regione: i finanziamenti pubblici devono essere vincolati a impegni precisi da parte delle imprese”.

Che cosa significa concretamente?

“Significa reciprocità. Se un’impresa riceve soldi pubblici per investire o sviluppare nuove attività deve garantire che non licenzierà, che creerà occupazione stabile, che rispetterà la parità di genere e applicherà i contratti collettivi e integrativi. Una parte dei profitti deve tornare ai lavoratori che hanno contribuito a produrli. Gli investimenti devono inoltre essere legati all’innovazione e all’aumento della produttività”.

Quindi non bastano gli investimenti pubblici?

“Assolutamente no. Servono anche quelli privati. Penso alla moda, al lusso, alla concia: fino al 2023 molte aziende hanno registrato utili enormi. Non possiamo pensare che adesso il rilancio debba essere finanziato soltanto con risorse pubbliche. Una parte degli utili accumulati deve essere reinvestita nelle imprese, anziché essere interamente distribuita ai soci”.

In Toscana sono arrivati circa 12 miliardi tra Pnrr e fondi strutturali. Qual è il vostro giudizio?

“È proprio quello che chiediamo alla Regione: capire quali risultati abbiano prodotto. Dodici miliardi di euro sono una cifra mai vista negli ultimi anni, ma in termini di Pil continuiamo a parlare di una crescita dello 0,4 o dello 0,5%. Quanti posti di lavoro stabili sono stati creati? Quali infrastrutture sono state realizzate? Qual è stato il valore aggiunto per l’economia? Non possiamo distribuire finanziamenti a pioggia senza poi misurarne gli effetti. Se utilizziamo soldi pubblici dobbiamo ottenere risultati verificabili in termini di occupazione, contratti e salari”.

Uno dei problemi della Toscana rimane quello degli stipendi…

“Abbiamo ancora 250mila persone che guadagnano meno di mille euro al mese. L’inflazione cumulata degli ultimi anni è arrivata intorno al 18%, mentre gli aumenti contrattuali non hanno permesso di recuperare completamente il potere d’acquisto. Secondo i nostri dati, circa la metà dei lavoratori non ha avuto incrementi retributivi sufficienti nemmeno ad avvicinarsi alla crescita dei prezzi. E poi c’è la precarietà: circa un’assunzione su quattro è precaria, con il lavoro a termine e interinale che continua a crescere”.

Quali conseguenze ha tutto questo sull’economia regionale?

“Si riducono i consumi. La Toscana non può continuare a pensare di vivere soltanto di export, peraltro in difficoltà. Bisogna far ripartire la domanda interna, ma se le persone guadagnano poco e non hanno stabilità lavorativa non possono spendere. È un circolo vizioso dal quale dobbiamo uscire aumentando i salari e creando lavoro di qualità”.

A pesare sui bilanci familiari ci sono anche le tariffe sui servizi pubblici…

“È un altro problema enorme. In Toscana abbiamo alcune delle bollette dell’acqua più care d’Italia. Secondo i dati che abbiamo raccolto, nel 2025 nove delle dieci province italiane con le tariffe idriche più elevate erano toscane, con Livorno in testa. E anche per la Tari la situazione è pesante. Pisa risulta la città più cara d’Italia, con una spesa di circa 650 euro rispetto a una media nazionale di 350. Otto province toscane superano questa media. Sono costi che incidono direttamente sul potere d’acquisto delle famiglie”.

Le multiutility non avrebbero dovuto rendere più efficienti i servizi e contenere i costi?

“Sono state create anche per migliorare la gestione e ridurre i costi, ma le tariffe restano altissime. Pesano probabilmente anche i mancati investimenti nelle infrastrutture e negli impianti. Dobbiamo affrontare il problema, perché non possiamo continuare a chiedere sacrifici ai cittadini”.

Sul fronte fiscale cosa chiedete?

“Una riduzione delle tasse sui salari ed il recupero dell’evasione fiscale. In Toscana, secondo i nostri dati, tre contribuenti su dieci sostengono il 76% del gettito Irpef. Chiediamo inoltre di defiscalizzare gli aumenti dei rinnovi contrattuali. Se un lavoratore ottiene 100 o 200 euro in più, quella cifra deve rimanere il più possibile nella sua busta paga. Non possiamo ridurre le tasse a livello nazionale e poi aumentarle a livello regionale o comunale. Penso all’aumento dell’addizionale Irpef deciso dalla Toscana per finanziare la sanità. Noi diciamo che la pressione fiscale deve diminuire”.

A proposito di sanità… dove bisogna intervenire?

“Prima di tutto serve trasparenza sull’utilizzo dei finanziamenti. Il Governo dice di aver aumentato le risorse, la Regione sostiene che non bastano a causa dell’inflazione e dell’aumento dei costi. Nel frattempo i cittadini continuano ad avere difficoltà ad accedere ai servizi pubblici e sono costretti a rivolgersi ai privati. Chiediamo un confronto con i direttori generali delle aziende sanitarie per capire quali siano i problemi organizzativi e come risolverli”.

Le nuove case e gli ospedali di comunità possono migliorare la situazione?

“Dovrebbero rafforzare l’assistenza territoriale e alleggerire i pronto soccorso, ma molte strutture vengono inaugurate senza essere poi pienamente operative perché manca il personale. Secondo le nostre stime, in Toscana mancano circa 5mila infermieri e 540 medici. Non possiamo pensare di migliorare i servizi soltanto aprendo nuove strutture. Servono professionisti, che devono anche essere pagati meglio per evitare che vadano a lavorare all’estero”.

C’è infine la questione abitativa, sempre più difficile per chi ha redditi bassi…

“La casa è un elemento fondamentale per garantire una vita dignitosa ai lavoratori e alle famiglie. Servono più risorse per sostenere gli affitti e recuperare il patrimonio di edilizia popolare. In Toscana abbiamo circa 4.700 alloggi che non possono essere assegnati alle famiglie in difficoltà perché mancano i fondi per renderli utilizzabili. È una situazione che non possiamo accettare”.

Il 24 novembre arriverà a Firenze il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri. Quale sarà il messaggio che uscirà dall’iniziativa?

“Vogliamo aprire un confronto concreto con la Regione e i Comuni su fiscalità, sanità, qualità del lavoro e utilizzo delle risorse pubbliche. La richiesta è una: sapere dove finiscono i soldi, come vengono spesi e quali risultati producono. Vogliamo più efficienza, meno tasse e servizi migliori. E soprattutto vogliamo che gli investimenti pubblici si traducano in lavoro stabile, salari adeguati e sicurezza. Non possiamo continuare a finanziare interventi senza verificarne i benefici per i cittadini e per i lavoratori”.


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