La città dello Stretto non compare nella graduatoria dei maggiori beneficiari. Poteva essere l’occasione per i fondi mancanti per il porto di Tremestieri. Per Pistunina previsti altri 3 milioni. Resta il nodo del peso politico della rappresentanza messinese e dei criteri adottati per distribuire le risorse.

MESSINA – Centonovanta milioni di euro da distribuire ai territori siciliani. Finanziamenti milionari per strade, cimiteri, impianti sportivi, chiese, edifici pubblici e interventi di riqualificazione urbana. Ma nella graduatoria dei territori che hanno ottenuto le somme più consistenti Messina città non compare. Una circostanza che pesa politicamente, soprattutto se confrontata con le risorse concentrate su altri centri dell’Isola. La distribuzione dei finanziamenti emerge dalla manovra di variazione del bilancio regionale approvata il 22 ottobre dall’Assemblea regionale siciliana, dopo una seduta durata oltre ventuno ore. Un provvedimento da circa 1,4 miliardi di euro, nel quale gli investimenti territoriali rappresentano uno dei capitoli più discussi.
Catania guida la graduatoria con 10 milioni e 714 mila euro, considerando complessivamente gli interventi pubblici ed ecclesiastici riferiti al territorio. Seguono Ragusa e il suo ambito provinciale con 8,18 milioni, Gela con 6,61 milioni, Enna con 5,1 milioni e Vittoria con 4,81 milioni. Poi Carini, Comiso, Monreale e Modica, tutti con stanziamenti superiori ai quattro milioni.
Messina, terza città della Sicilia per popolazione, non figura tra le diciannove aree maggiormente beneficiate riportate nella classifica. Nel territorio provinciale compaiono invece Milazzo, con 1,7 milioni di euro complessivi, e Terme Vigliatore, con 1,5 milioni. A Milazzo sono destinati 1,55 milioni per interventi pubblici di riqualificazione urbana e manutenzione della viabilità, ai quali si aggiungono 150 mila euro per gli enti ecclesiastici. Terme Vigliatore ottiene invece un milione e mezzo per interventi di valorizzazione del patrimonio comunale.
Il confronto con le altre province
La dimensione degli stanziamenti maggiori è significativa. A Catania oltre cinque milioni sono destinati al patrimonio ecclesiastico, tra opere di manutenzione, restauri e riqualificazione di edifici religiosi. Altri finanziamenti riguardano la viabilità, il patrimonio universitario e gli uffici pubblici. A Gela cinque milioni sono destinati al dragaggio del porto, mentre ulteriori 1,23 milioni riguardano la riqualificazione urbana, gli edifici scolastici e la viabilità. Enna riceve quattro milioni per la progettazione e il potenziamento tecnologico dell’ospedale Umberto I. Vittoria dispone di finanziamenti per il porto di Scoglitti e altri interventi urbani. Comiso beneficia di oltre quattro milioni per opere di riqualificazione, illuminazione e impianti sportivi.
Anche Palermo presenta una particolarità: nella graduatoria esaminata gli enti ecclesiastici ottengono 1,618 milioni, più del doppio dei 600 mila euro assegnati agli interventi pubblici del Comune. Non è in discussione, naturalmente, la necessità di finanziare opere pubbliche e recuperi del patrimonio religioso. Il problema riguarda i criteri utilizzati per stabilire quali interventi debbano avere la precedenza e quali territori debbano ricevere le somme più consistenti.
Il Messinese riceve oltre 20 milioni. Ma Messina città resta fuori dalla graduatoria principale
La graduatoria dei maggiori beneficiari non comprende tutti i finanziamenti della manovra. Alla provincia di Messina sono destinati complessivamente oltre 20 milioni di euro per gli enti pubblici, ai quali si aggiungono circa 1,55 milioni per gli enti ecclesiastici. La provincia, dunque, non è stata esclusa dalla distribuzione regionale, ma la città, eccezion fatta per Pistunina, appare penalizzata.
In provincia, invece, oltre agli interventi di Milazzo e Terme Vigliatore, figura per esempio un milione di euro al Comune di Santa Lucia del Mela per la messa in sicurezza e il consolidamento della copertura della concattedrale. Si tratta di finanziamenti distribuiti tra numerosi beneficiari, in prevalenza per singole opere di dimensioni economiche più contenute rispetto ai principali stanziamenti registrati in altre province. I prospetti complessivi riportano 788 interventi destinati agli enti pubblici, per un valore di 142,76 milioni di euro, e ulteriori 28,6 milioni per 200 interventi a favore degli enti ecclesiastici.
I tre milioni per Pistunina: un intervento straordinario, non un finanziamento ordinario per lo sviluppo
Nella manovra regionale sono previsti tre milioni di euro per Pistunina, destinati agli interventi urgenti necessari dopo il crollo dell’edificio avvenuto il 30 luglio scorso. Le risorse, assegnate al Dipartimento regionale della Protezione civile, serviranno alle operazioni di sgombero, caratterizzazione, recupero e smaltimento delle macerie. Il finanziamento era stato annunciato dal presidente Renato Schifani il 5 ottobre e riguarda una precisa situazione emergenziale nel territorio comunale di Messina.
Messina cerca 11,6 milioni per il porto di Tremestieri
Il confronto con le altre città siciliane diventa ancora più significativo se si considera la situazione delle infrastrutture cittadine. Il 20 ottobre, appena due giorni prima dell’approvazione della manovra, il Comune di Messina ha comunicato la necessità di reperire ulteriori 11,6 milioni di euro per completare il porto di Tremestieri. Una somma necessaria per coprire maggiori costi dell’appalto, adeguamenti tecnici, monitoraggi ambientali e ulteriori lavorazioni. Si tratta di un’infrastruttura strategica per il traffico pesante, per l’attraversamento dello Stretto e per la mobilità urbana. Mentre altri territori ottengono finanziamenti milionari per la viabilità, gli impianti sportivi, i cimiteri e il recupero di edifici, Messina è ancora alla ricerca delle somme necessarie per completare un’opera portuale di rilevanza nazionale. Naturalmente, non è automatico che il Fondo per gli investimenti territoriali potesse finanziare le ulteriori necessità del porto. Ma il raffronto evidenzia la distanza tra le grandi esigenze infrastrutturali della città e le somme che emergono dalla graduatoria dei finanziamenti più consistenti.
Il ruolo dei deputati regionali e i criteri della distribuzione
La ripartizione delle risorse riporta al centro il ruolo dei parlamentari regionali. I finanziamenti territoriali sono stati oggetto di una lunga trattativa politica, culminata nel maxi emendamento presentato dal governo. Una procedura che ha suscitato le proteste delle opposizioni, le quali denunciano il rischio di una distribuzione condizionata dalle convenienze elettorali anziché da una programmazione fondata sulle necessità dei territori. Il leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera, ha annunciato l’intenzione di trasmettere documenti alla Procura. Il Partito democratico e il Movimento 5 Stelle hanno contestato il metodo di assegnazione dei fondi e la disparità di trattamento tra Comuni. La maggioranza ha respinto le critiche, rivendicando interventi necessari per le amministrazioni locali e progetti immediatamente realizzabili. La manovra è stata approvata con 37 voti favorevoli, nessun contrario e tre astensioni. Le opposizioni hanno abbandonato l’Aula prima della votazione finale.
Rimane una questione sostanziale: quali parametri hanno determinato la distribuzione delle risorse? L’urgenza delle opere? La popolazione residente? Le condizioni economiche e infrastrutturali? La disponibilità di progetti esecutivi? Oppure la capacità di interlocuzione politica dei singoli parlamentari?
Messina e il peso della sua rappresentanza all’Ars
Per Messina il tema investe direttamente la rappresentanza politica cittadina e provinciale. Il dato dei finanziamenti complessivamente destinati al territorio dimostra che la provincia non è rimasta senza risorse. Ma la concentrazione di somme importanti su altre realtà dell’Isola impone una valutazione sulla qualità e sulla dimensione degli interventi ottenuti.
Quali progetti sono stati proposti per Messina? Quanti sono stati accolti e quanti esclusi? E perché non emerge uno stanziamento di dimensioni paragonabili a quelli ottenuti da Catania, Gela o da altri centri siciliani? Adesso spetta ai rappresentanti messinesi all’Ars e all’amministrazione comunale chiarire quali interventi siano stati richiesti, quali risorse siano state effettivamente assegnate al capoluogo e quali opere siano rimaste escluse dalla manovra.



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