#Finsubito news dalla rete – se non riesci a pagare le rate


Vuoi parlare della tua situazione con Michela?

Se paghi a rate una cartella e le rate sono diventate troppo pesanti, le cose da capire subito sono tre: quante rate hai saltato, se puoi ancora chiedere più tempo e cosa succede se perdi il piano. Le regole sono precise, e un errore di calcolo può costare caro.

Non devi fare questi conti da solo. Con Michela e il team Legge3 guardiamo insieme il tuo piano, le rate pagate e quelle rimaste indietro. Da lì capiamo quali possibilità hai davvero.

Prima di ogni decisione servono i numeri veri. Le rate pagate, quelle saltate e le scadenze che stanno arrivando.

Come funziona oggi la rateizzazione delle cartelle

La rateizzazione è la possibilità di pagare una cartella un po’ alla volta, con rate mensili, invece che tutta insieme. La concede l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, cioè l’ente che incassa le cartelle, in base all’articolo 19 del DPR 602/1973.

Dal 1° gennaio 2025 le regole sono cambiate. Se il debito di una richiesta non supera 120.000 euro, basta dichiarare di essere in difficoltà per ottenere fino a 84 rate. Vale per le richieste presentate nel 2025 e nel 2026; diventeranno 96 nel 2027 e 108 dal 2029. Lo spiega l’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Se vuoi più rate, da 85 fino a 120, devi documentare la difficoltà. Per una persona fisica o una ditta individuale in regime semplificato conta l’ISEE, cioè l’indicatore che misura la situazione economica della famiglia. Sopra i 120.000 euro la documentazione serve sempre. In ogni caso ogni rata non può essere più bassa di 50 euro.

Chiedere le rate ha anche un effetto di protezione. Per i debiti inclusi nella richiesta, di regola non possono partire nuovi fermi, nuove ipoteche o nuovi pignoramenti. Ci sono eccezioni: per esempio, alcune somme già segnalate da una pubblica amministrazione prima di un pagamento restano fuori dalla dilazione. I fermi e le ipoteche già iscritti restano. I pignoramenti già avviati possono proseguire: il pagamento della prima rata li fa cessare solo nelle condizioni previste dalla legge. Lo prevede lo stesso articolo 19.

Attenzione: l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle Entrate-Riscossione non sono la stessa cosa. Le rate degli avvisi bonari, cioè delle lettere che arrivano dopo un controllo sulla dichiarazione, seguono regole diverse. Le vediamo più avanti.

Quante rate puoi saltare prima di perdere il piano

Il piano non decade alla prima rata saltata. Per le richieste presentate dal 16 luglio 2022 in poi, si perde il beneficio quando le rate non pagate arrivano a otto, anche non consecutive. È scritto nell’articolo 19 e nella pagina dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione sulla decadenza.

Per i piani più vecchi il numero è diverso. Conta la data in cui hai presentato la richiesta.

Quando hai chiesto le rate Rate non pagate che fanno decadere il piano
Piano già in corso all’8 marzo 2020 18 rate, anche non consecutive
Richiesta dopo l’8 marzo 2020 e fino al 31 dicembre 2021 10 rate, anche non consecutive
Richiesta dal 1° gennaio al 15 luglio 2022 5 rate, anche non consecutive
Richiesta dal 16 luglio 2022 in poi 8 rate, anche non consecutive

Una rata pagata in ritardo non è automaticamente una rata «salvata». Conta come pagata solo se versi anche gli interessi di mora, cioè gli interessi dovuti per il ritardo. Per i debiti affidati alla Riscossione entro il 2021 può essere dovuta anche una quota aggiuntiva del compenso di riscossione, chiamato «aggio». Se paghi solo l’importo originario e mancano queste somme, quella rata resta nel conteggio. Lo chiarisce la rivista ufficiale FiscoOggi.

Il conteggio delle rate saltate va fatto con attenzione. Un ritardo pagato a metà può pesare come una rata mai pagata.

Il piano decade il giorno in cui una rata scade senza essere pagata e, in quel momento, le rate arretrate raggiungono il numero che fa perdere il piano: per quelli più recenti, otto. Non arriva prima un avviso che ti dà un’altra possibilità.

Cosa succede dopo la decadenza

Quando il piano decade, tutto il debito rimasto diventa esigibile subito, in un’unica soluzione. Non ci sono più le scadenze mensili e l’Agenzia della Riscossione può riprendere le azioni per recuperare le somme.

C’è una conseguenza ancora più pesante. Per le richieste presentate dal 16 luglio 2022, le stesse cartelle non possono più essere rateizzate. Lo dice l’articolo 19, al comma 3. Per questo non conviene lasciar decadere il piano pensando di chiederne un altro dopo.

La riammissione, cioè la possibilità di riprendere un piano decaduto pagando le rate arretrate, resta solo per le richieste presentate prima del 16 luglio 2022. Anche in quel caso il nuovo piano può avere al massimo le rate che restavano. Lo spiega l’Agenzia delle Entrate.

Resta invece possibile chiedere le rate per cartelle diverse da quelle del piano decaduto. È una distinzione importante quando i debiti sono più di uno.

Dopo la decadenza il debito torna intero. Serve un quadro completo, non un altro tentativo a caso.

Nel primo colloquio guardiamo insieme quali cartelle erano nel piano, quante rate risultano davvero non pagate e quali altri debiti ci sono. Solo così si capisce se il piano è salvabile o se conviene ragionare in modo diverso.

Se il piano è ancora in piedi: la proroga

Se non sei ancora decaduto ma la tua situazione è peggiorata, la legge permette di allungare il piano una sola volta. Serve dimostrare il peggioramento, e per le persone fisiche la prova è l’ISEE. Lo prevede l’articolo 19 e lo conferma l’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

La proroga può abbassare la rata, ma non fa sparire il debito. Prima di chiederla vale la pena capire se una rata più bassa è davvero sostenibile per tutta la durata del piano.

Nel colloquio con Michela verifichiamo se ci sono le condizioni per la proroga e se conviene. Se le rate restano fuori portata anche allungando i tempi, esistono altre strade previste dalla legge.

Gli avvisi bonari dell’Agenzia delle Entrate hanno regole diverse

Se stai pagando a rate un avviso bonario, cioè una comunicazione arrivata dopo un controllo sulla dichiarazione dei redditi, il piano è con l’Agenzia delle Entrate e non con la Riscossione. Le rate sono al massimo 20, trimestrali. Lo spiega l’Agenzia delle Entrate.

Qui si perde il piano in modo diverso. Basta non pagare una rata, diversa dalla prima, entro la scadenza di quella successiva. La prima rata va pagata entro 60 giorni dalla comunicazione, con 7 giorni di tolleranza. Le condizioni sono nella pagina sulla decadenza dalla rateizzazione.

Un piccolo errore non fa decadere il piano. Se paghi meno del dovuto per non più del 3% e comunque non oltre 10.000 euro, o paghi con un breve ritardo, resta la rateizzazione e vengono chiesti solo interessi e sanzioni sulla parte mancante. Il ritardo ammesso è fino a 7 giorni per la prima rata, fino alla scadenza della successiva per le rate intermedie e fino a 90 giorni per l’ultima. È il «lieve inadempimento» spiegato dall’Agenzia delle Entrate.

Dopo la decadenza, le somme rimaste vengono iscritte a ruolo. In pratica arriverà una cartella, e da lì si torna alle regole viste sopra.

Quando le rate non bastano più: il sovraindebitamento

A volte il problema non è una rata in ritardo. È che, mettendo insieme cartelle, prestiti e spese di casa, i soldi non bastano comunque. La legge chiama questa situazione sovraindebitamento: lo stato di chi non riesce più a pagare regolarmente i propri debiti. La definizione è nell’articolo 2 del Codice della crisi.

In questi casi esistono procedure diverse dalla rateizzazione. Il consumatore può proporre ai creditori un piano di ristrutturazione dei debiti, con l’aiuto di un organismo indipendente chiamato OCC, secondo l’articolo 67. Chi ha beni da vendere può valutare la liquidazione controllata, prevista dall’articolo 268.

Dentro queste procedure il giudice può sospendere i pignoramenti che metterebbero in pericolo il piano, come prevede l’articolo 70. Alla fine, se ci sono le condizioni, può arrivare l’esdebitazione: i debiti rimasti non possono più essere pretesi, secondo l’articolo 278.

Se anche le rate ti lasciano senza soldi per vivere, il problema è più grande di una scadenza. Esistono strade pensate proprio per questo.

Nessuna di queste strade è automatica. Servono requisiti, documenti e una valutazione del giudice. Ne parliamo in modo più ampio nell’articolo su cosa fare con troppi debiti con l’Agenzia delle Entrate.

Come può aiutarti Michela con Legge3

Michela è Consulente Specialista Legge3.it per l’ufficio di Milano. È la persona con cui puoi iniziare a parlare delle rate che non riesci più a pagare, senza dover conoscere in anticipo leggi e procedure.

Nel primo colloquio ricostruiamo il piano: quali cartelle contiene, quante rate hai pagato, dove sono iniziati i ritardi e quali altre scadenze hai. Poi guardiamo entrate e spese della famiglia. Con gli avvocati e i commercialisti del team capiamo se conviene tenere in piedi il piano, chiedere una proroga o valutare una procedura di sovraindebitamento.

Se nel frattempo è arrivato un pignoramento o rischi la casa, diccelo subito. Abbiamo spiegato a parte quando il sovraindebitamento può aiutare a salvare la casa.

Michela e il team non sostituiscono l’Agenzia della Riscossione né l’OCC, e non decidono al posto del giudice. Ti aiutano a capire la situazione e a scegliere con chiarezza il passo successivo.

Domande frequenti

Se pago una rata in ritardo, conta come non pagata?

Dipende. Se copri tutto il dovuto, compresi gli interessi di mora e l’eventuale aggio aggiuntivo sui debiti più vecchi, la rata risulta pagata e non entra nel conteggio della decadenza. Se paghi solo l’importo originario, resta considerata non pagata.

Ho saltato tre rate: ho già perso il piano?

Se hai presentato la richiesta dal 16 luglio 2022, il piano decade con otto rate non pagate, anche non consecutive. Tre rate saltate non bastano, ma il conteggio va verificato con attenzione, perché conta anche il modo in cui hai pagato le rate in ritardo.

Dopo la decadenza posso chiedere di nuovo le rate sulle stesse cartelle?

Per le richieste presentate dal 16 luglio 2022, no: quelle cartelle non possono più essere rateizzate. Puoi chiedere le rate per cartelle diverse. La riammissione resta solo per i piani chiesti prima di quella data.

Posso chiedere le rate se ho già un pignoramento in corso?

La legge lo permette, ma gli effetti dipendono dai debiti inclusi e dalle eccezioni previste. Di regola la richiesta impedisce nuove procedure sui debiti interessati. Quelle già avviate però proseguono, salvo i casi in cui il pagamento della prima rata le fa cessare. Nel colloquio verifichiamo cosa vale nel tuo caso.

Il colloquio con Michela ferma le scadenze delle rate?

No. Il colloquio e l’invio del modulo non sospendono le rate e non fermano le azioni della Riscossione. Serve a capire cosa fare, prima che scada un’altra rata.

Parliamone prima della prossima rata

Se stai già facendo i conti su quale rata saltare, è il momento giusto per chiedere aiuto. Aspettare fino alla decadenza toglie possibilità invece di aggiungerne.

Una persona con cui fare i conti insieme. Michela e il team Legge3 ti aiutano a vedere la situazione per intero e a capire cosa fare.

Il primo colloquio è gratuito. Gli eventuali incarichi ai professionisti, il compenso dell’OCC e le spese di una procedura sono separati e te li spieghiamo prima di ogni scelta.

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