Chi lavora in proprio lo sa bene: ci sono anni buoni e anni storti. Un cliente importante che chiude, un settore che rallenta, un periodo di salute complicato, e il reddito può crollare da un anno all’altro. Per i lavoratori dipendenti esistono gli ammortizzatori sociali; per i lavoratori autonomi, storicamente, non c’era quasi nulla.
L’ISCRO nasce proprio per colmare questo vuoto. È l’Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa: un sostegno economico, spesso chiamato dai media “bonus partite IVA”, pensato per i professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS che hanno subito un calo significativo del reddito. Dopo la fase sperimentale, l’ISCRO è diventata una misura strutturale, e anche per il 2026 è possibile farne richiesta.
In questo articolo vediamo chi può ottenere l’ISCRO 2026, quanto vale, quanto dura e come fare domanda con un’avvertenza che arriva subito: la scadenza è il 31 ottobre 2026, e non ci sono proroghe automatiche. Se rientri nei requisiti, è una domanda da non rimandare.
Cos’è l’ISCRO e a cosa serve
L’ISCRO è un’indennità erogata dall’INPS a favore dei liberi professionisti titolari di partita IVA iscritti alla Gestione Separata. Il suo scopo è dare un sostegno al reddito a chi attraversa un periodo di difficoltà economica, misurata come una riduzione sensibile dei guadagni rispetto agli anni precedenti.
Non è un bonus “a pioggia” né un contributo per aprire l’attività: è un ammortizzatore sociale per autonomi già in attività da tempo, che serve ad accompagnare un momento di flessione senza costringere a chiudere la partita IVA. In cambio dell’indennità, il beneficiario è tenuto a partecipare a percorsi di aggiornamento professionale, nell’ottica di rilanciare l’attività.
È importante chiarire subito un punto che genera molta confusione: l’ISCRO non è per tutte le partite IVA. È riservata a chi è iscritto in via esclusiva alla Gestione Separata INPS. Vediamo cosa significa, perché è la condizione che esclude più persone.
Chi può richiedere l’ISCRO: i requisiti
Per ottenere l’ISCRO 2026 bisogna rispettare contemporaneamente una serie di requisiti. Li analizziamo uno per uno.
1. Iscrizione esclusiva alla Gestione Separata INPS
È il requisito che fa da spartiacque. Possono accedere all’ISCRO solo i professionisti iscritti esclusivamente alla Gestione Separata INPS, cioè chi non ha una cassa previdenziale di categoria e non è iscritto ad altre gestioni.
Questo significa che:
- possono accedere i professionisti “senza cassa” (consulenti, molti freelance, formatori, traduttori, operatori del digitale e così via) che versano i contributi alla Gestione Separata
- non possono accedere i professionisti iscritti a una cassa di categoria (avvocati, ingegneri, commercialisti, architetti e simili), né gli artigiani e i commercianti iscritti alle rispettive gestioni INPS
Un chiarimento utile per chi è in regime forfettario: il forfettario, di per sé, non esclude dall’ISCRO. Ciò che conta è a quale gestione previdenziale sei iscritto. Un forfettario professionista “senza cassa” iscritto alla Gestione Separata può rientrare; un forfettario artigiano o commerciante, iscritto alla relativa gestione, no.
2. Partita IVA attiva da almeno tre anni
L’attività che dà titolo all’iscrizione deve essere attiva da almeno tre anni alla data di presentazione della domanda. L’ISCRO non è quindi una misura per chi ha appena iniziato, ma per chi ha una storia professionale consolidata e sta attraversando una fase difficile.
3. Il calo del reddito: oltre il 30%
È il cuore della misura. Il reddito da lavoro autonomo del 2025 deve essere inferiore al 70% della media dei redditi dichiarati nel 2023 e 2024. In parole semplici: il reddito dell’ultimo anno deve essere calato di più del 30% rispetto alla media del biennio precedente.
4. Il tetto di reddito
Oltre al calo, serve che il reddito 2025 non sia troppo alto in valore assoluto: non deve superare 12.749,18 euro. È una misura per chi è davvero in difficoltà, non per chi ha semplicemente guadagnato un po’ meno pur restando su livelli alti.
5. Regolarità contributiva
Bisogna essere in regola con il versamento dei contributi previdenziali obbligatori alla Gestione Separata. Eventuali irregolarità vanno sistemate: è uno dei motivi per cui conviene controllare la propria posizione contributiva prima di presentare la domanda.
6. Nessuna pensione e nessun Assegno di Inclusione
Non si deve essere titolari di trattamento pensionistico diretto né percettori dell’Assegno di Inclusione (ADI).
7. Non aver già beneficiato dell’ISCRO di recente
Sono esclusi coloro che hanno già percepito l’ISCRO nel 2024 o nel 2025, anche se sono decaduti prima di aver incassato tutte e sei le mensilità. L’indennità, cioè, non è ripetibile anno dopo anno senza limiti.
Quanto vale l’ISCRO: importi ed esempi
L’importo dell’ISCRO è pari al 25% della media dei redditi da lavoro autonomo dichiarati nel 2023 e 2024, calcolato su base semestrale (l’indennità dura sei mesi). Il risultato è però compreso tra un minimo e un massimo:
- importo minimo: 255,53 euro al mese
- importo massimo: 817,69 euro al mese
Vediamo due esempi concreti per capire come funziona il calcolo.
Esempio 1 reddito medio basso.
Marco ha dichiarato in media 10.000 euro all’anno nel biennio 2023-2024. Il 25% è 2.500 euro, che spalmati su sei mesi danno circa 417 euro al mese. Rientra nei limiti, quindi è questo l’importo che percepirà.
Esempio 2 reddito medio alto.
Giulia ha una media di 24.000 euro. Il 25% sarebbe 6.000 euro semestrali, cioè circa 1.000 euro al mese: ma scatta il tetto, e l’indennità si ferma al massimo di 817,69 euro al mese.
Due aspetti fiscali da tenere a mente: l’ISCRO concorre alla formazione del reddito (quindi va dichiarata e fa reddito ai fini IRPEF) e non dà diritto a contribuzione figurativa (i mesi di indennità non “valgono” come contributi ai fini pensionistici).
Quanto dura e quante volte si può chiedere
L’ISCRO ha una durata di sei mensilità. Viene erogata dall’INPS a partire dal primo giorno successivo alla presentazione della domanda e non richiede che il beneficiario chiuda la partita IVA: anzi, l’obiettivo è esattamente il contrario, cioè sostenere la continuità dell’attività.
Come visto tra i requisiti, non è una misura ripetibile ogni anno: chi ne ha già usufruito nel 2024 o nel 2025 non può richiederla nel 2026. È pensata come un sostegno straordinario in un momento di crisi, non come un’entrata ricorrente.
L’obbligo di aggiornamento professionale
Un elemento che distingue l’ISCRO dalla semplice erogazione di denaro è il collegamento con le politiche attive del lavoro. Chi riceve l’indennità è tenuto a partecipare a percorsi di aggiornamento professionale, il cui scopo è favorire il rilancio dell’attività e il reinserimento in condizioni di maggiore solidità.
È un aspetto da non sottovalutare: l’ISCRO non è solo un assegno, ma un percorso. Vale la pena informarsi sulle modalità con cui questo obbligo si concretizza, per non incorrere in cause di decadenza.
Come e quando fare domanda ISCRO
La domanda si presenta esclusivamente online, attraverso il portale dell’INPS, accedendo con le proprie credenziali digitali (SPID, CIE o CNS). In alternativa, ci si può rivolgere a un patronato o a un intermediario abilitato.
Le date della finestra 2026 sono precise:
- apertura domande: 15 giugno 2026
- chiusura domande: 31 ottobre 2026
Dopo il 31 ottobre non è più possibile presentare la richiesta per l’annualità in corso. Non essendo prevista una proroga automatica, chi rientra nei requisiti ha davanti pochi giorni: conviene muoversi subito, verificando prima di tutto di avere i numeri giusti (il calo di reddito e il tetto dei 12.749,18 euro) e la posizione contributiva in ordine.
Con quali altre misure l’ISCRO è incompatibile
L’ISCRO non è cumulabile con una serie di altri trattamenti. In particolare risulta incompatibile con:
- la NASpI e la DIS-COLL (le indennità di disoccupazione)
- l’Assegno di Inclusione (ADI)
- l’APE sociale
- i trattamenti pensionistici diretti
Prima di presentare domanda, quindi, va verificato di non percepire nessuna di queste prestazioni.
Gli errori da evitare con l’ISCRO
- Confondere “partita IVA” con “avente diritto”. L’ISCRO è solo per chi è iscritto in via esclusiva alla Gestione Separata: artigiani, commercianti e professionisti con cassa restano fuori
- Sbagliare il calcolo del calo di reddito. Il confronto è tra il reddito 2025 e il 70% della media 2023-2024: un conto fatto male può portare a una domanda respinta o, peggio, a un’indebita percezione
- Dimenticare il tetto dei 12.749,18 euro. Anche con un calo superiore al 30%, se il reddito 2025 supera la soglia la domanda non è accoglibile
- Trascurare la regolarità contributiva. Contributi non versati o irregolari possono bloccare l’indennità: meglio controllare e sistemare prima
- Arrivare all’ultimo giorno. La scadenza del 31 ottobre è perentoria. Chi aspetta rischia di perdere l’intera annualità
- Ignorare l’obbligo di aggiornamento. L’ISCRO è legata a un percorso di politiche attive: non rispettarlo può comportare la decadenza.
Una misura preziosa, ma con regole precise
L’ISCRO 2026 è uno strumento importante per i professionisti autonomi che stanno attraversando un anno difficile: fino a 817,69 euro al mese per sei mesi possono fare una differenza reale. Ma è una misura con requisiti stringenti, dall’iscrizione esclusiva alla Gestione Separata al calcolo preciso del calo di reddito, e con una scadenza che non ammette ritardi.
La verifica dei requisiti, soprattutto quella sul reddito, è il punto in cui è più facile sbagliare. Capire se rientri, e presentare una domanda corretta, significa non lasciare sul tavolo un sostegno a cui potresti avere diritto ed evitare richieste che verrebbero respinte.
Se non sei sicuro di rientrare nei requisiti dell’ISCRO, o vuoi che la domanda sia impostata senza errori, possiamo aiutarti: con una consulenza personalizzata verifichiamo la tua iscrizione previdenziale, calcoliamo il calo di reddito e controlliamo la regolarità contributiva, così da capire se hai diritto all’indennità e muoverci per tempo prima della scadenza.
I liberi professionisti titolari di partita IVA iscritti esclusivamente alla Gestione Separata INPS, con partita IVA attiva da almeno tre anni, che nel 2025 hanno avuto un reddito inferiore al 70% della media 2023-2024 (calo oltre il 30%) e comunque non superiore a 12.749,18 euro, in regola con i contributi, senza pensione diretta né Assegno di Inclusione, e che non hanno già percepito l’ISCRO nel 2024 o nel 2025.
L’importo è pari al 25% della media dei redditi 2023-2024 su base semestrale, con un minimo di 255,53 euro e un massimo di 817,69 euro al mese, per una durata di sei mensilità. L’indennità concorre a formare il reddito e non dà diritto a contribuzione figurativa.
Dipende dalla gestione previdenziale, non dal regime. Il forfettario professionista “senza cassa”, iscritto alla Gestione Separata INPS, può rientrare se rispetta gli altri requisiti. Il forfettario artigiano o commerciante, iscritto alla relativa gestione, è invece escluso.
La finestra è aperta dal 15 giugno al 31 ottobre 2026. La domanda si presenta online sul portale INPS con SPID, CIE o CNS, oppure tramite patronato o intermediario abilitato. Dopo il 31 ottobre non è più possibile fare richiesta per l’anno in corso.
No. L’ISCRO è incompatibile con NASpI, DIS-COLL, Assegno di Inclusione, APE sociale e trattamenti pensionistici diretti. Chi percepisce una di queste prestazioni non può ottenere l’indennità.
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