I debiti e i sospetti su alcuni creditori. Il pm: “Si è suicidato”
PALERMO – Al termine delle nuove indagini per la Procura di Palermo l’esito non cambia: Angelo Onorato non è stato assassinato, dunque si è suicidato. “Assenza di riscontri oggettivi a sostegno dell’ipotesi omicidiaria”. “Non è stato possibile individuare alcuno dei soggetti creditori quale possibile autore, concorrente o istigatore dell’evento”. Non si vede qualcuno fuggire e c’è “un unico percorso pedonale, peraltro esposto alla copertura dei sistemi di videosorveglianza”.
Sono i punti chiave della nuova richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero Clio Di Guardo nell’inchiesta sulla morte dell’architetto, imprenditore edile e titolare dei nei negozi Casa.
La moglie si oppone
L’avvocato Vincenzo Lo Re, che assiste la moglie di Onorato, Francesca Donato, sta lavorando alla opposizione. Sin d’ora spiega che per quanto riguarda la via di fuga “gli accertamenti già eseguiti hanno confermato il contrario e cioè che esiste un percorso pedonale non inquadrato dalle telecamere”.
Ed ancora: “Nell’ordinanza del 20.3.26 con la quale ordinava la prosecuzione delle indagini (il giudice Giuseppa Zampino allora respinse la richiesta di archiviazione ndr), il Gip aveva indicato ben nove tematiche da approfondire, dalle indagini bancarie alla analisi biostatistica integrata. Noi riteniamo che alcune tematiche non siano state affrontate e altre lo siano in modo poco approfondito”.
Si erano opposti alla richiesta di archiviazione anche la madre, la sorella e il fratello di Onorato, assistiti dall’avvocato Dario Barbiera.
Cosa sostiene la Procura
Al caso sono tornati a lavorare i poliziotti della squadra mobile e della Scientifica, e i consulenti medico-legaeli, “con l’obiettivo di verificare la sostenibilità dell’ipotesi di un intervento di terzi nella causazione dell’evento morte. All’esito di tali indagini suppletive, che hanno integralmente esplorato le direttrici investigative indicate dal giudicante, il quadro probatorio non ha subito alcuna evoluzione in termini di individuazione di eventuali autori del delitto oggetto di contestazione (il fascicolo è aperto per omicidio a carico di ignoti ndr), risultando al contrario ulteriormente consolidato nella direzione già originariamente prospettata”. E cioè il suicidio.
Lo stato dei luoghi
I poliziotti sono tornati sul luogo dove il cadavere di Onorato fu rinvenuto il 25 maggio 2024 sul sedile lato guida di un Suv, parcheggiato lungo la bretella che segue parallelamente l’ingresso dell’autostrada in direzione aeroporto.
Gli accertamenti “hanno consentito di escludere, con elevato grado di affidabilità, la presenza di percorsi alternativi o vie di accesso e di allontanamento tali da consentire a soggetti terzi di operare senza essere rilevati. Il rinnovato sopralluogo ha infatti dimostrato che l’area di rinvenimento presenta una configurazione tale da limitare in modo significativo le possibilità di movimento, risultando sostanzialmente riconducibile ad un unico percorso pedonale, peraltro esposto alla copertura dei sistemi di videosorveglianza. Non sono stati individuati ulteriori varchi, passaggi tra edifici o accessi secondari idonei a eludere tale sistema di controllo”.
I veicoli in transito
Sono stati incrociati i dati delle telecamere e le dichiarazioni dei conducenti delle macchine in transito o parcheggiate nelle vicinanze. Il risultato, scrive il pm, “ha escluso qualsiasi coinvolgimento di soggetti terzi, essendo emerso che i tempi di permanenza risultavano incompatibili con la realizzazione di azioni violente ovvero che nessun occupante si era allontanato dall’abitacolo. I dati oggettivi acquisiti si sono rivelati pienamente coerenti con le dichiarazioni rese, senza margini di contraddizione o dubbi interpretativi”.
La lettera e le intercettazioni
Su indicazioni dei familiari sono finite sotto intercettazione persone che hanno avuto a che fare con Onorato nella sua attività lavorativa. Altre sono state sentite dagli investigatori come persone informate sui fatti.
L’approfondimento partiva dalla lettera che l’architetto aveva consegnato all’amico avvocato Fabrizio Macchiarella. Era andato a trovarlo in chiesa, durante un funerale, due giorni prima della morte, ma la lettera è stata scritta probabilmente fra febbraio e aprile precedenti. La missiva andava consegnata alla moglie qualora fosse successo qualcosa. “Se mi dovesse succedere qualcosa vorrei che foste a riparo da tutti e soprattutto da coloro che mi vogliono male”, scriveva Onorato.
Una lettera di addio o il testamento di un uomo che temeva di correre pericoli? Scriveva alla moglie che “in questo periodo qualcuno mi vuole molto male, ma non voglio coinvolgerti perché non vorrei mai che qualcuno possa averla contro di voi”.
Le nuove indagini, scrive il pm, “non hanno apportato elementi nuovi o eventi in chiave accusatoria. Le persone informate sui fatti hanno concordemente escluso l’esistenza di situazioni di pericolo concreto per la vittima o di conflittualità emergendo piuttosto un contesto di criticità personali e relazionali. Le conversazioni captate, lungi dal fornire riscontri, si sono limitate a costituire valutazioni soggettive e ipotesi prive di base fattuale, spesso convergenti nell’escludere l’intervento di terzi”.
Gli accertamenti sulla fascetta
Particolare rilievo nelle indagini suppletive viene dato agli accertamenti tecnico-scientifici sulla fascetta di plastica, di quelle che si usano negli impianti elettrici, stretta attorno al collo della vittima e sulle eventuali tracce biologiche: “Quanto al primo profilo, è stato definitivamente chiarito che si tratta di un oggetto di assoluta e comune reperibilità, privo di elementi identificativi idonei a consentirne la riconducibilità a specifici soggetti o circuiti di distribuzione”.
Le analisi biologiche “non hanno restituito profili genetici terzi dotati di capacità individualizzante, permanendo le criticità connesse alla natura delle tracce esaminate, caratterizzate da basso contenuto informativo e non idonee a fornire indicazioni certe sulla presenza o sull’identità di soggetti diversi dalla vittima”.
Da qui la conclusione della polizia scientifica che “ha definitivamente confermato l’assenza, sulla base di una valutazione complessiva di tutti gli elementi acquisiti in sede di indagine, di riscontri oggettivi a sostegno dell’ipotesi omicidiaria”.
Il quadro medico-legale
Si è svolto anche un approfondimento medico-legale e “non sono emersi elementi univocamente indicativi di una condotta eteroindotta. Le caratteristiche dell’evento asfittico, pur nella loro complessità, risultano compatibili con una dinamica non necessariamente riconducibile all’intervento di terzi, in assenza di segni certi di colluttazione o di imposizione violenta incompatibile con un’autodeterminazione della vittima”.
Il movente economico
Tra i temi su cui i familiari hanno chiesto di indagare c’è il movente economico: “Le indagini suppletive hanno consentito di accertare l’esistenza di plurime posizioni debitorie riferibili alla vittima – scrive il pm – tuttavia, tali esposizioni si collocano pienamente nell’ambito della fisiologica operatività imprenditoriale e non presentano caratteristiche di gravità o anomalia tali da far ipotizzare pressioni indebite o dinamiche conflittuali di rilievo penale”.
“Ma, soprattutto, l’attività investigativa ha evidenziato in modo chiaro e definitivo come non sia stato possibile individuare alcuno dei soggetti creditori quale possibile autore, concorrente o istigatore dell’evento – si legge ancora -. Nessun elemento è emerso, né su piano dichiarativo né su quello oggettivo, idoneo a delineare relazioni conflittuali specifiche, minacce, pressioni o atteggiamenti intimidatori”.
Non mancherebbe solo “un movente qualificato, ma manca soprattutto la possibilità di personalizzare il sospetto, ossia di individuare un soggetto concreto dotato di interesse e capacità a realizzare il fatto, con conseguente radicale inidoneità del dato economico a sostenere una prospettazione accusatoria”.
Le conclusioni
La conclusione del pm non può che essere una: le indagini suppletive hanno “integralmente confermato l’assenza di elementi oggettivi idonei a supportare l’ipotesi dell’intervento di terzi nella causazione dell’evento. Ne consegue che, alla stregua degli approfondimenti investigativi svolti, non può che essere nuovamente avanzata richiesta di archiviazione, considerato che – ancora una volta- non sono emersi elementi utili per l’identificazione degli autori del delitto né per la ulteriore prosecuzione delle indagini e che alcuna ulteriore attività investigativa appare possibile”.
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Adesso sarà il Gip Zampino a decidere, leggendo la nuova richiesta di archiviazione e l’opposizione a cui sta lavorando l’avvocato Lo Re, secondo cui, il lavoro investigativo è incompleto.
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