#Finsubito news dalla rete – Daniela Gaiani, omicidio o suicidio? Il mistero del cellulare del marito e lo scontro in aula


Omicidio o suicidio? A oltre cinque anni dalla morte di Daniela Gaiani, la donna di 58 anni trovata senza vita il 5 settembre 2021 nella sua abitazione di Castello d’Argile, nel Bolognese, il processo davanti alla Corte d’Assise di Bologna continua a ruotare attorno a una domanda decisiva: che cosa accadde realmente quella notte? Nell’udienza di oggi, lunedì 19 ottobre, sono stati ascoltati i consulenti della difesa di Leonardo Magri, 64 anni, marito della vittima e imputato per omicidio aggravato. Le loro ricostruzioni hanno riacceso il confronto tra accusa e difesa, fino a provocare momenti di tensione durante il controesame dei legali di parte civile. Al centro della giornata due elementi: i movimenti del cellulare di Magri nelle ore precedenti la scoperta del corpo e le cause della morte di Daniela Gaiani. Su entrambi i fronti sono emerse interpretazioni differenti, mentre la Corte si è riservata di decidere sull’acquisizione di una relazione integrativa relativa al telefono dell’imputato.

La morte di Daniela Gaiani e l’accusa contro il marito

Daniela Gaiani venne trovata morta nella sua abitazione di Castello d’Argile il 5 settembre 2021. A dare l’allarme fu il marito Leonardo Magri, che chiamò il 118 raccontando di averla trovata impiccata con una fettuccia di poliestere fissata alla spalliera del letto. Una ricostruzione che l’uomo ha sempre sostenuto e sulla quale continua a fondarsi la sua difesa. Per la procura, invece, la donna sarebbe stata uccisa dal marito, che avrebbe agito per poter vivere liberamente una relazione extraconiugale. Magri è imputato di omicidio aggravato dai futili motivi e dal legame affettivo con la vittima. Difeso dall’avvocato Ermanno Corso, è attualmente a piede libero e si è sempre dichiarato innocente. Il processo deve quindi chiarire se la morte sia stata provocata volontariamente da un’altra persona oppure se, come sostiene la difesa, si sia trattato di un gesto suicidario.

Il cellulare di Magri acceso tutta la notte: cosa dice il consulente della difesa

Uno dei passaggi più importanti dell’udienza ha riguardato l’analisi del telefono cellulare dell’imputato. A deporre è stato l’ingegnere Michele Ferrazzano, consulente della difesa, secondo il quale il dispositivo di Magri sarebbe rimasto acceso per tutta la notte senza che dai dati disponibili emergano elementi sufficienti a dimostrare uno spostamento. Il telefono, ha spiegato, “è rimasto acceso tutta la notte” e “nulla indica che sia stato spostato o sia stato portato fuori di casa”. Secondo la sua ricostruzione, il cellulare sarebbe rimasto collegato alla rete dell’operatore telefonico fino alle 2.40, orario in cui Magri sarebbe rientrato nell’abitazione. Da quel momento il dispositivo si sarebbe connesso alla rete wi-fi domestica, salvo un breve collegamento alla rete del provider intorno alle 5.50 del mattino. Un dato che, secondo il consulente, non permetterebbe però di affermare che il telefono sia stato fisicamente spostato. Quel passaggio potrebbe infatti essere stato un semplice “switch”, ossia un cambio di connessione, senza alcun movimento del dispositivo.

Il mistero delle 5.48: il telefono si è mosso prima della chiamata al 118?

È proprio su questo punto che le interpretazioni tecniche divergono. Il consulente della Procura Giuseppe Ferraro, in una relazione integrativa prodotta autonomamente prima della precedente udienza, aveva ipotizzato che alle 5.48 del 5 settembre 2021 il telefono di Magri si fosse spostato all’interno dell’abitazione. Un orario particolarmente significativo perché collocato poco meno di due ore prima della telefonata con cui l’imputato chiamò i soccorsi, riferendo di aver trovato la moglie morta. Secondo questa interpretazione, il movimento del cellulare potrebbe indicare che Magri fosse già sveglio e si fosse spostato per casa. La difesa, invece, contesta che i dati consentano una simile conclusione. La questione è stata affrontata anche dal pubblico ministero Giampiero Nascimbeni, che ha preso le distanze dalle modalità con cui è stata prodotta l’integrazione. Il pm ha dichiarato di “reputare del tutto inopportuna l’integrazione”, aggiungendo di ritenere che il suo contenuto sia sostanzialmente neutro e non introduca elementi di particolare novità nel processo. Nascimbeni non si è comunque opposto alla possibile acquisizione della relazione. La Corte d’Assise si è riservata la decisione, lasciando aperta la questione sull’ingresso del documento tra gli atti processuali.

“Nessun elemento omicidiario”: la tesi del medico legale della difesa

L’altro momento centrale dell’udienza ha riguardato la deposizione del medico legale Giovanni Cecchetto, chiamato come consulente della difesa. Secondo l’esperto, diversi elementi del quadro clinico e delle risultanze medico-legali sarebbero compatibili con l’ipotesi del suicidio. In particolare, Cecchetto ha richiamato una precedente storia di depressione della donna, un pregresso tentativo di togliersi la vita, la scarsità delle lesioni riscontrate e l’assenza di segni di difesa. Elementi che, a suo giudizio, “concordano su una dinamica suicidaria”, mentre non sarebbero emersi “elementi di tipo omicidiario”. Per il consulente della difesa, la morte di Daniela Gaiani sarebbe avvenuta intorno alla mezzanotte. La ricostruzione proposta è quella di una compressione del collo provocata dalla messa in tensione della fettuccia fissata al letto, senza che fosse necessaria una forza particolarmente elevata. Secondo Cecchetto, sarebbe stata sufficiente una forza modesta per determinare la compressione e provocare il decesso attraverso un meccanismo asfittico. Si tratta, tuttavia, della valutazione del consulente della difesa e non di una conclusione accertata dalla Corte. La dinamica della morte rimane uno degli aspetti centrali del processo.

Tensione durante il controesame: “È tutto un collegio di difesa questo”

La ricostruzione medico-legale proposta da Cecchetto è stata contestata dai rappresentanti di parte civile, che hanno sottoposto il consulente a un serrato controesame. Durante le domande dell’avvocato Daniele Nicolin, un’interruzione del difensore di Magri ha provocato una reazione del legale di parte civile. “Qui tutti discutono: difesa, pubblico ministero… è tutto un collegio di difesa questo”, ha protestato Nicolin, manifestando il proprio disappunto per l’andamento del confronto. Un momento di tensione che fotografa la distanza tra le diverse ricostruzioni di una vicenda giudiziaria nella quale gli elementi scientifici e medico-legali assumono un ruolo decisivo.

I familiari di Daniela Gaiani costituiti parte civile

Nel procedimento sono costituiti parte civile i familiari della vittima, rappresentati dagli avvocati Alberto Bova, Daniele Nicolin e Valentina Niccoli. È presente come parte civile anche l’associazione La Caramella Buona Onlus, assistita dall’avvocata Barbara Iannuccelli. Il processo proseguirà con l’esame degli elementi raccolti e delle diverse valutazioni tecniche, mentre resta da sciogliere il nodo della relazione integrativa sul cellulare di Magri. La domanda di fondo rimane la stessa: Daniela Gaiani si tolse la vita, come sostiene il marito, oppure venne uccisa, come ipotizza la Procura? Sarà la Corte d’Assise di Bologna a valutare le prove e a stabilire se le accuse nei confronti di Leonardo Magri siano fondate, nel rispetto della presunzione di innocenza dell’imputato.


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