Bruxelles contesta a KKR informazioni inesatte o fuorvianti sull’acquisizione della rete fissa di TIM. Al centro ci sono gli accordi con gli operatori concorrenti e le condizioni di accesso all’ingrosso. Intanto FiberCop ha cambiato amministratore delegato, mentre resta da definire il progetto della rete unica
La Commissione europea contesta a KKR di aver fornito informazioni inesatte o fuorvianti durante l’esame dell’acquisizione di NetCo, la rete fissa di TIM, concluso con il via libera di Bruxelles nel 2024.
Al centro del caso ci sono gli accordi di lungo periodo con gli operatori concorrenti e la possibilità di modificarne le condizioni. La contestazione, anticipata oggi da Reuters, è ancora preliminare. Per il momento KKR respinge le accuse e l’autorizzazione all’operazione resta valida.
LA VENDITA DI NETCO: COME SI È ARRIVATI A KKR
Un passo indietro doveroso. La vicenda inizia con la necessità di ridurre l’indebitamento di TIM e separare la rete fissa dalle attività commerciali. A novembre 2023 il consiglio di amministrazione approva l’offerta vincolante di KKR per NetCo, il perimetro comprendente la rete fissa e le attività wholesale. La valutazione iniziale è di 18,8 miliardi di euro, con la possibilità di arrivare a 22 miliardi attraverso meccanismi condizionati e pagamenti aggiuntivi e ridurre significativamente il debito del gruppo telefonico.
Nella primavera del 2024 KKR notifica l’acquisizione alla Commissione europea, che esamina soprattutto le possibili conseguenze sul mercato dell’accesso all’ingrosso alla banda larga. Il 30 maggio Bruxelles autorizza la transazione senza condizioni. Il closing arriva a luglio: le attività di rete di TIM confluiscono in FiberCop e Optics BidCo, società controllata da KKR, ne acquisisce l’intero capitale. TIM quantifica in 14,2 miliardi di euro la riduzione lorda dell’indebitamento e in 13,8 miliardi quella netta, dopo costi e aggiustamenti.
GLI ACCORDI CON I CONCORRENTI E IL CASO DEI PREZZI
Il punto delicato dell’esame europeo riguarda gli accordi di lungo periodo con gli operatori che utilizzano la rete. Durante la procedura, KKR aveva sostenuto che i contratti esistenti sarebbero rimasti in vigore e che FiberCop non avrebbe potuto peggiorare unilateralmente le condizioni di accesso all’ingrosso o interrompere il servizio. Le garanzie hanno contribuito alla valutazione della Commissione, che ha autorizzato l’acquisizione.
Ma poi, a luglio 2025, è stata aperta l’indagine da parte della Direzione generale della Concorrenza della Commissione europea (DG COMP) su segnalazioni di operatori terzi che ora porta allacontestazione preliminare, a quasi 15 mesi di distanza.
Al centro proprio le informazioni fornite da KKR durante l’esame dell’acquisizione di NetCo nel 2024: secondo le contestazioni degli operatori, tra cui figurano Fastweb e Iliad, FiberCop avrebbe aumentato unilateralmente i prezzi per l’accesso alla rete, nonostante le garanzie presentate a Bruxelles sulla tenuta degli accordi di lungo periodo. La Commissione ritiene, in via preliminare, che KKR abbia fornito informazioni inesatte o fuorvianti almeno per negligenza.
COSA PUÒ FARE ORA BRUXELLES E COME PUÒ DIFENDERSI KKR
La dichiarazione degli addebiti non equivale a una decisione definitiva. KKR può presentare le proprie osservazioni e difendersi in un’audizione a porte chiuse nei prossimi mesi. Il fondo ha dichiarato di non condividere le conclusioni preliminari, di essere convinto dell’accuratezza delle informazioni fornite e di voler contestare le accuse, continuando a collaborare con la Commissione.
Se invece la violazione venisse accertata, la normativa europea prevede una sanzione fino all’1% del fatturato mondiale aggregato dell’impresa. In determinate circostanze, se l’autorizzazione a una concentrazione si basasse su informazioni inesatte imputabili all’impresa, la Commissione potrebbe valutare la revoca della decisione di compatibilità.
IL CAMBIO AL VERTICE DI FIBERCOP: FERRARIS, SARMI E NESPOLO
Nel frattempo, la governance di FiberCop è cambiata. Al lancio della società, il 1° luglio 2024, Massimo Sarmi era stato nominato presidente e Luigi Ferraris amministratore delegato. Ferraris, già alla guida di Ferrovie dello Stato Italiane, ha lasciato l’incarico a gennaio 2025. Da quel momento Sarmi ha assunto anche le deleghe operative, mentre il consiglio avviava la ricerca di un nuovo amministratore delegato. Una successione lunga e complessa, che ha portato anche a letture maliziose sul conto di Sarmi, il quale avrebbe beneficiato di una gestione senza un nuovo ad stabile, fino alla nomina del nuovo ad, Marco Nespolo, ha chiuso partita.
LA RETE UNICA RESTA SULLO SFONDO
Il procedimento arriva mentre resta aperto il dossier sull’eventuale integrazione tra FiberCop e Open Fiber.
Il nodo della rete unica va ricostruito soprattutto attraverso il ruolo di Cassa Depositi e Prestiti (CDP), azionista di maggioranza di Open Fiber con il 60%, e quello di Macquarie, che detiene il restante 40%. L’ipotesi di un’integrazione con FiberCop, controllata da KKR insieme ad altri investitori tra cui il Ministero dell’Economia, punta a riunire sotto un’unica infrastruttura wholesale le reti dei due operatori, evitando duplicazioni negli investimenti e accelerando la diffusione della fibra. Ma il progetto si è scontrato con divergenze sulla valutazione degli asset, sui debiti di Open Fiber e sulla struttura della futura società: CDP ha sostenuto la fusione, mentre Macquarie ha spinto per separare le attività più redditizie nelle aree urbane.
A maggio 2025, il governo sembrava orientato a favorire l’operazione: tra le ipotesi sul tavolo figuravano il risanamento finanziario di Open Fiber, incentivi per accelerare il passaggio dal rame alla fibra e il possibile trasferimento a FiberCop di parte delle infrastrutture e degli interventi nelle aree meno redditizie. L’obiettivo era creare un operatore nazionale della rete all’ingrosso, con una forte presenza pubblica, ma le divergenze tra gli azionisti hanno rallentato il percorso.
Nel frattempo, il progetto si è complicato: nell’aprile 2026, secondo Reuters, il governo ha promosso un’alternativa alla fusione, basata su un accordo commerciale tra le due società per coordinare gli investimenti ed evitare duplicazioni, lasciandole però concorrenti nelle aree più redditizie. Sullo sfondo resta il ruolo di CDP, che punta al consolidamento della rete, e quello di KKR, interessata a tutelare il valore del proprio investimento in FiberCop. La rete unica, insomma, è ancora un obiettivo politico-industriale, ma la strada per arrivarci è tutt’altro che definita.
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