«Il vigneto è un laboratorio e la vendemmia un progetto, non più una festa». Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi sintetizza con questa immagine i cambiamenti che stanno caratterizzando il clima e di conseguenza i cicli della natura, in primis quello della vite. La conseguenza più tangibile è l’anticipo della vendemmia, già partita in Sicilia (in alcune aree a partire da una settimana fa) quando luglio non è ancora finito. Un trend che si prepara a riscrivere il calendario della raccolta lungo tutta la Penisola. Le prime uve sono già state staccate nel Trapanese, in alcune aree della Calabria, della Puglia e dell’Oltrepò Pavese. A seguire Franciacorta, Liguria e Alta Langa, già dai prossimi giorni. E dal Piemonte al tacco dello stivale, produttori ed enologi confermano un anticipo medio di circa una settimana/dieci giorni rispetto agli ultimi anni. Se sulle quantità è ancora presto per sbilanciarsi, sulla qualità prevale l’ottimismo, grazie alle piogge invernali e primaverili che hanno ricostituito le riserve idriche in molte aree vitate.
«Non è una sorpresa: il cambiamento climatico ci accompagna ormai da anni e ci confrontiamo ogni stagione con raccolte sempre più anticipate – osserva Cotarella – È però impossibile fare oggi previsioni attendibili sulla quantità e sulla qualità della vendemmia. Le condizioni meteo cambiano continuamente e le differenze non sono solo da una regione all’altra, ma anche tra vigneti vicini. Fare valutazioni generali sarebbe un errore».
Secondo Cotarella l’anticipo medio è di circa sette giorni. «Per alcune varietà può sembrare poco, per altre è molto». A partire per prime saranno soprattutto le varietà precoci, destinate alla spumantizzazione, come Chardonnay e Pinot Nero, e tra le autoctone Erbaluce, Cortese, Moscato, poi Glera per il Prosecco. Per le varietà tardive, che quindi maturano dopo, come Sangiovese, Nebbiolo e Montepulciano (per lo più rosse ma anche il Timorasso per citare una varietà bianca), invece, i tempi saranno più lunghi, ma comunque anticipati: in Toscana si prevede l’avvio della raccolta del Sangiovese già da metà agosto.
Cosa fare per contrastare il climate change
Il numero uno degli enologi sottolinea come il settore abbia ormai adattato molte tecniche colturali al nuovo clima. «Non possiamo azzerare gli effetti del cambiamento climatico, ma possiamo contenerli. Abbiamo modificato i sistemi di allevamento e la gestione della chioma per proteggere i grappoli dall’insolazione. Oggi circa il 90% dei grappoli resta coperto dalle foglie e anche sistemi considerati superati, come il tendone, la pergola abruzzese il Bellussi in Veneto, stanno tornando attuali perché garantiscono una maggiore protezione». Anche la gestione della produzione è cambiata: «Non possiamo più permetterci diradamenti importanti, perché meno grappoli sulla pianta significano una maturazione ancora più rapida», aggiunge Cotarella.
I rischi maggiori riguardano le varietà a bacca rossa. «Con temperature elevate aumenta la concentrazione degli zuccheri, ma non sempre le uve raggiungono contemporaneamente la giusta maturazione fenolica», dice l’esperto. Per i bianchi, invece, «l’anticipo è generalmente più gestibile e anche le basi spumante possono essere raccolte prima senza particolari criticità».
Sul fronte delle quantità Cotarella resta prudente. «Le differenze di produzione sono enormi anche all’interno della stessa azienda. Servirà attendere ancora per avere un quadro affidabile».
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Sicilia già partita
Il primo taglio dei grappoli è arrivato intanto dalla Sicilia, dove la vendemmia è iniziata con le varietà bianche precoci nella parte occidentale dell’isola. Sarà un percorso lungo quasi cento giorni che si concluderà tra settembre e fine ottobre sui versanti dell’Etna. «Le premesse sono decisamente positive – spiega Pietro Pollara, vicepresidente di Assovini Sicilia -. L’inverno e la primavera particolarmente piovosi hanno ricostituito le riserve idriche, la pressione di patogeni è stata limitata e anche i picchi di caldo di luglio sono stati ben gestiti dalle piante. Ci aspettiamo vini di elevata qualità, con un interessante corredo aromatico e un buon equilibrio tra freschezza ed eleganza».
Nella Sicilia occidentale sono già in raccolta Pinot Nero e Chardonnay destinati alle basi spumante, mentre il Grillo si conferma uno dei vitigni più resilienti alle alte temperature. Più avanti toccherà al Nero d’Avola, al Catarratto, al Frappato e allo Zibibbo di Pantelleria, fino alle ultime uve dell’Etna, dove altitudine ed escursioni termiche consentono una maturazione molto più lenta.
Il Piemonte scalda i motori
Lo scenario nazionale trova conferma anche in Piemonte. Per Roberta Ceretto, responsabile della comunicazione della cantina Ceretto di Alba e titolare col marito dell’azienda di famiglia Monsignore, in Alta Langa, l’anticipo sarà meno marcato del previsto. «Il grande caldo, paradossalmente, ha rallentato la maturazione delle uve. Se nei prossimi giorni dovesse arrivare la pioggia, allora la vendemmia potrebbe accelerare rapidamente. Noi ci stiamo preparando a partire nella seconda settimana di agosto a Monsignore».
Il Moscato dovrebbe essere raccolto intorno a Ferragosto, seguito dall’Arneis verso la fine del mese. «Per il Nebbiolo e le altre varietà vedremo. Oggi per fare previsioni serve quasi una sfera di cristallo, sembriamo più maghi che enologi. In generale, però, siamo in anticipo di circa una settimana», dice l’imprenditrice.
Nelle vigne storiche dell’azienda il confronto con gli anni precedenti è più semplice. «Sui vigneti Ceretto abbiamo uno storico che ci permette di fare valutazioni abbastanza precise. A Monsignore, invece, dove le vigne sono più giovani, è più difficile fare confronti», aggiunge Ceretto. L’azienda in Alta Langa comprende circa 15 ettari vitati, al cui frutto si aggiungono le uve conferite da altre zone del Piemonte. «Sui tempi del raccolto anche la variabile territoriale pesa molto: alcune aree partiranno prima, mentre a Vicoforte, a circa 600 metri di quota, si inizierà più tardi, anche se sempre in anticipo rispetto alla norma». Le prospettive qualitative restano positive. «L’uva è molto bella e molto sana. La quantità sarà inevitabilmente un po’ inferiore perché, senza pioggia, gli acini sono meno grandi e succosi, ma la qualità è davvero ottima. L’inverno e la primavera piovosi hanno garantito una buona riserva idrica e questo ci fa guardare con fiducia alla vendemmia 2026».
Restando in Piemonte, anticipo di vendemmia da record nel Canavese, dove si profila una delle vendemmie più precoci mai registrate, con i primi Pinot attesi prima di Ferragosto. «Siamo ormai vicini all’inizio della vendemmia – dice Gianpiero Gerbi, enologo piemontese e docente – Già dalla prossima settimana potrebbero partire il Moscatello in Liguria e i primi Pinot in Piemonte. Poi tutto dipenderà dall’andamento del meteo». Secondo Gerbi, l’ultima incognita è rappresentata dal ritorno del caldo intenso. «Se le temperature saliranno ancora, la vite potrebbe entrare in stress e rallentare temporaneamente la maturazione delle uve. È l’ultima grande variabile prima dell’inizio della raccolta». L’enologo osserva come la situazione sia molto diversa da vigneto a vigneto. «Ci sono impianti più avanti nella maturazione, che hanno sofferto meno grandine e siccità e stanno procedendo più velocemente. Per le altre varietà è ancora presto per fare previsioni precise». Per il Piemonte si profila comunque una delle vendemmie più anticipate degli ultimi anni. «Nel Canavese si potrebbe iniziare già dai prossimi giorni e, a memoria d’uomo, potrebbe essere la vendemmia più precoce mai registrata. Nel resto della regione è tutto da vedere perché proprio in questi giorni alcuni vigneti hanno rallentato la maturazione a causa del ritorno del grande caldo».
Anche la Liguria potrebbe registrare un’annata da record. «Gli ultimi campionamenti indicano che manca pochissimo all’inizio della raccolta. Se le previsioni saranno confermate, si potrebbe partire con un paio di giorni di anticipo rispetto a quella che finora era considerata la vendemmia più precoce della regione».
E se in Veneto Sandro Bottega prevede l’avvio della raccolta delle varietà precoci intorno al 20 agosto e della Glera per il Prosecco nella prima settimana di settembre, a giorni si prevede il taglio del primo grappolo in Franciacorta. In Toscana la raccolta del Sangiovese potrebbe prendere il via già intorno a metà agosto, un anticipo eccezionale per un vitigno a bacca rossa che normalmente viene vendemmiato tra settembre e novembre. Ma oltre alle alte temperature e alla siccità, sulla campagna 2026 incombe anche l’incognita del maltempo: le grandinate delle ultime settimane hanno colpito a macchia di leopardo numerosi vigneti, dal Nord al Centro Italia, provocando danni in diversi areali viticoli. In Umbria Marco Caprai stima una produzione inferiore del 5-10% rispetto alla media, ma ritiene che il calo quantitativo possa tradursi in una migliore qualità dei vini.
Un quadro ancora in evoluzione, che sarà il meteo delle prossime settimane a definire definitivamente.
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Lara Loreti
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