Alzheimer: ricerca a un punto di svolta, ma mancano partecipanti agli studi


Per l’Alzheimer ci sono 158 possibili terapie in valutazione in 192 studi clinici nel mondo. Oltre alla ricerca, le Linee guida dell’OMS confermano l’importanza della riduzione del rischio: fino al 45% dei casi di demenza è legato a fattori modificabili

La ricerca sulle demenze sta vivendo una fase di forte sviluppo, con numerose nuove terapie in fase di sperimentazione, ma perché i risultati della ricerca possano tradursi in nuove possibilità di trattamento è necessario riuscire a coinvolgere un numero adeguato di persone negli studi clinici. È questo uno dei principali messaggi del Rapporto Mondiale Alzheimer 2026, realizzato da Alzheimer’s Disease International (ADI) e presentato in Italia da Alzheimer Italia in occasione della XXXIII Giornata Mondiale Alzheimer.

Secondo il rapporto, sono 158 le possibili terapie attualmente in valutazione all’interno di 192 studi clinici nel mondo: otto degli studi sono in fase III e, secondo i dati riportati nel rapporto, sono attesi al completamento entro il 2026.

Mancano partecipanti agli studi sulla demenza

La crescita della ricerca si confronta però con un problema concreto: il reclutamento dei partecipanti. Per sostenere gli studi attualmente attivi servirebbero circa 55.000 volontari, ma i criteri di selezione previsti dai protocolli fanno sì che, per raggiungere questo numero, sia necessario coinvolgere circa 350.000 persone.

Tra gli ostacoli alla partecipazione ci sono la difficoltà di accesso agli esami specialistici e soprattutto la diagnosi spesso tardiva della demenza. A livello globale, infatti, si stima che circa il 75% delle persone che convivono con una forma di demenza non riceva una diagnosi formale, con percentuali che in alcuni Paesi possono arrivare al 90%. Un problema che riguarda anche la possibilità di accedere ai nuovi trattamenti in fase di sviluppo, molti dei quali sono destinati a intervenire soprattutto nelle fasi iniziali della malattia.

Demenza: i 10 segnali da non sottovalutare

È anche alla luce di questo scenario che Alzheimer Italia aderisce alla campagna promossa da ADI per il Mese Mondiale dell’Alzheimer 2026, dedicata all’importanza della diagnosi: The Earlier You Know, The More You Can Do – A Dementia Diagnosis Matters.

L’obiettivo è favorire una maggiore consapevolezza sui segnali che possono indicare la necessità di un approfondimento e incoraggiare le persone a parlarne con i professionisti sanitari.

Tra i segnali indicati figurano:

  • perdita di memoria;
  • difficoltà nello svolgimento delle attività abituali;
  • problemi nell’uso e nella comprensione del linguaggio;
  • disorientamento nel tempo e nello spazio;
  • riduzione della capacità di giudizio;
  • difficoltà nell’organizzare e tenere traccia delle proprie attività;
  • oggetti collocati in luoghi insoliti;
  • cambiamenti dell’umore e del comportamento;
  • difficoltà nella comprensione delle informazioni visive e spaziali;
  • progressivo ritiro dal lavoro o dalle attività sociali.

La presenza di uno di questi segnali, naturalmente, non equivale di per sé a una diagnosi di demenza. Riconoscere eventuali cambiamenti e parlarne con un professionista può però contribuire ad avviare un percorso di valutazione.

Demenza, fino al 45% del rischio può essere ridotto

La ricerca sui trattamenti rappresenta solo uno degli aspetti affrontati in occasione della Giornata Mondiale dell’Alzheimer. Un’altra questione riguarda la possibilità di ridurre o ritardare il rischio di sviluppare una demenza intervenendo sui fattori modificabili.

Nel 2026 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha aggiornato le proprie linee guida sulla riduzione del rischio di declino cognitivo e demenza. Le raccomandazioni tengono conto delle nuove evidenze scientifiche e riguardano sia gli stili di vita sia la gestione di alcune condizioni di salute.

Secondo le evidenze richiamate nel rapporto, fino al 45% dei casi di demenza potrebbe essere ritardato o ridotto intervenendo sui fattori di rischio modificabili.

Tra le indicazioni dell’OMS rientrano la pratica di attività fisica, cognitive e sociali, la cessazione del fumo, una sana alimentazione e la riduzione del consumo dannoso di alcol. Viene inoltre raccomandato di gestire condizioni come obesità, diabete, ipertensione e colesterolo, oltre a prestare attenzione alla perdita dell’udito e all’esposizione all’inquinamento atmosferico.

Si tratta, tuttavia, di riduzione del rischio e non di una prevenzione garantita. La demenza è infatti una condizione complessa, sulla quale intervengono numerosi fattori.

Alzheimer Italia: serve un nuovo Piano Nazionale Demenze

Il tema della ricerca si intreccia con quello dell’assistenza. Proprio il 21 settembre, presso il Ministero della Salute, si tiene il convegno “Le prospettive di sanità pubblica per le persone con demenza: verso il nuovo Piano Nazionale Demenze”. Nel corso dell’incontro il Tavolo permanente sulle demenze presenta il lavoro svolto in questi mesi per la redazione del nuovo Piano. Alzheimer Italia, che partecipa al Tavolo, sottolinea in particolare la necessità di un finanziamento stabile, ritenuto indispensabile per garantire continuità ai servizi.

«I fondi a termine, utilizzati finora, non sono in grado di rispondere a un bisogno continuativo», afferma Mario Possenti, segretario generale di Alzheimer Italia, ricordando che chi riceve una diagnosi di demenza può avere bisogno di servizi e assistenza per molti anni.

Secondo i dati riportati dall’associazione, in Italia sono oggi oltre 1.430.000 le persone con demenza, un numero destinato a raggiungere 2.200.000 entro il 2050. La sfida indicata da Alzheimer Italia riguarda quindi l’intero percorso: dalla diagnosi tempestiva alla ricerca di nuovi trattamenti, dalla riduzione dei fattori di rischio alla possibilità di garantire una presa in carico continuativa delle persone con demenza e delle loro famiglie.

I progressi della ricerca aprono nuove prospettive, ma, come sottolinea l’associazione, perché possano tradursi concretamente in benefici per le persone servono anche diagnosi tempestive, partecipazione agli studi e servizi in grado di accompagnare le famiglie nel tempo.

Redazione


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