Vi segnalo per la settimana parlamentare il disegno di legge governativo S.1990 “Disposizioni in materia di sicurezza e per la prevenzione del disagio giovanile, nonché di ordinamento, organizzazione e funzionamento delle Forze di polizia e del ministero dell’Interno”, presentato a fine luglio e assegnato alla Commissione Affari costituzionali del Senato in settembre. L’esame del testo non è ancora iniziato, ricorderete che alla sua presentazione si aprì un confronto piuttosto aspro tra maggioranza e opposizione,
Una proposta complessa
La proposta normativa è piuttosto complessa, suddivisa in 5 Capi e composta da 32 articoli. Vi propongo una sintesi dei contenuti dei primi due capi che riguardano la prima parte che dà poi il titolo al provvedimento: disposizioni in materia di sicurezza e per la prevenzione del disagio giovanile.
Viene introdotta una norma nuova e specifica di “avviso orale” per il divieto di radunarsi in luoghi pubblici o aperti al pubblico e per rafforzare gli strumenti di prevenzione nei confronti di condotte di gruppo caratterizzate da intimidazioni, molestie o violenze. Il Questore potrà intervenire quando 5 o più persone in un luogo pubblico hanno comportamenti intimidatori; viene altresì introdotto il controllo preventivo per i giovani (anche minorenni) in situazioni caratterizzate da un consistente afflusso di persone, soprattutto nelle zone della cosiddetta movida.
Le nuove aggravanti
Si dà la possibilità alle forze di polizia di procedere alla identificazione sul posto, nonché di accompagnare in caserma e trattenere i giovani per un tempo predeterminato e limitato allo scopo di compiere gli accertamenti necessari per identificarli e quindi attivare i conseguenti atti di polizia. Ne viene data notizia al Pubblico ministero, e se l’accompagnamento riguarda un minore al procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni. I genitori, senza ritardo, sono informati e invitati a presentarsi presso gli uffici di polizia.

Sono poco più di 5 milioni, un milione in meno rispetto a vent’anni fa. Un tempo li raccontavamo come ribelli da domare, oggi come cristalleria da proteggere. Sono gli adolescenti, che guardiamo sempre solo con le lenti della psicologizzazione, della criminalizzazione, dell’aiuto. «Non ci vedete», dicono loro, prima ancora che «non ci capite».
ADOLESCENTI, QUELLO CHE NON VEDIAMO
Viene introdotta una nuova aggravante nel caso si commettano reati contro i giornalisti, reati intimidatori con un inasprimento ulteriore per persone che si siano sottratte all’esecuzione di un provvedimento di rimpatrio. Si introduce un aggravio della pena fino a 5 anni e una multa fino a 15mila euro per danneggiamenti di beni mobili e immobili, per l’occupazione aggressiva di spazi pubblici e per il danneggiamento sistematico del patrimonio comune.
Più severità contro il “branco” e la “mala movida”
Si colpisce con più severità il danneggiamento commesso in “branco” con l’intento di contrastare la microcriminalità legata alle bande giovanili e alla “mala movida”. Nel codice di procedura penale sono soppresse le parole «nei casi in cui l’immobile occupato sia l’unica abitazione effettiva del denunciante»: in tal modo si consentono interventi rapidi per lo sgombero di immobili occupati abusivamente, di allontanamento degli abitanti e del ripristino del legittimo possesso al titolare anche quando l’immobile non è l’unica abitazione del denunciante.
Passiamo al Capo II: nella relazione si legge testualmente che «per una risposta tempestiva e urgente al disagio giovanile non si può non considerare l’esigenza di mettere a disposizione delle famiglie strumenti di carattere sussidiario, che favoriscano tanto la mutua interazione quanto l’alleanza con le altre realtà educative e di socializzazioni presenti sul territorio, a cominciare dalla scuola e dalle aggregazioni sportive».
Una Rete territoriale per l’alleanza educativa per le famiglie
La norma, all’articolo 7, istituisce la “Rete territoriale dell’alleanza educativa per le famiglie”. Saranno i Centri per la famiglia ad attivarla, gestita con un comitato formato da una rappresentanza delle famiglie (come verrà determinata?), da figure individuate dalle istituzioni scolastiche e dal mondo sportivo. Si rimanda ad un decreto successivo l’individuazione della governance e delle modalità operative della Rete. Le risorse sono reperite dal Fondo già destinato ad iniziative a favore della famiglia del ministero competente: sono destinate a finanziare i progetti della Rete territoriale frutto della coprogettazione e coprogrammazione.


Da ultimo, alla scuola viene riconosciuto, nell’ambito della propria autonomia organizzativa e progettuale, un ruolo attivo con particolare riferimento a quelle coinvolte nei Piani “Agenda sud” e “Agenda nord”. Potranno promuovere progetti diretti a prevenire e contrastare fenomeni di emarginazione sociale e di povertà educativa.
È evidente la discrepanza tra l’immediatezza degli interventi di modifica sulle norme del codice penale e l’immensa lungaggine prevista per avviare percorsi educativi, progetti territoriali e strumenti operativi, altrettanto efficaci da subito. Si conferma ancora una volta una scelta politica: si opta per la via più semplice dando priorità all’inasprimento delle pene piuttosto che approntare un Piano giovani che ambisca a traguardare, con risorse adeguate, un impegno di lunga durata.
In apertura photo by Marta Gurini on Unsplash
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