I carabinieri del Comando provinciale di Cosenza hanno notificato l’avviso di conclusione indagini preliminari nei confronti dell’uomo oggi 65enne per concorso in omicidio. Internò avrebbe agito insieme a Franco, padre di Isabella, ormai deceduto e con la stessa ragazza
Partiamo dalla notizia. Da ieri c’è una novità sostanziale nel caso Bergamini. È stato notificato l’avviso di conclusione indagini preliminari nei confronti di Roberto Internò, cugino dell’ex fidanzata del ragazzo, Isabella Internò, già condannata a 16 anni in primo grado. Incredibile, se si pensa che sono passati 37 anni. Una vita. Trentasette anni in cui la famiglia Bergamini ha lottato senza mai arrendersi. Per tanto tempo si è parlato di suicidio, in una storia annebbiata da bugie, contraddizioni e ingiustizie. I famigliari non ci hanno mai creduto, chiedendo più volte alla magistratura di riaprire il caso. E da ieri c’è un nuovo spiraglio verso la giustizia. Nel provvedimento, firmato dal sostituto procuratore Primicerio e vistato dal procuratore della Repubblica d’Alessio, si ipotizza il reato di concorso in omicidio volontario aggravato. Internò avrebbe agito insieme a Franco Internò, padre di Isabella, e con la complicità della stessa ragazza. Insomma, sarebbe un affare di famiglia. Ma proviamo a ricostruire i fatti e riavvolgere il nastro.
la vicenda
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È il 18 novembre del 1989, sono da poco passate le 19. Statale Jonica 106, località Roseto Capo Spulico, a oltre 130 chilometri da Cosenza. Piove a dirotto. Per terra, ai lati della strada, giace al suolo un ragazzo. Senza vita. Si chiama Donato Bergamini, ma per tutti è Denis, ha 27 anni e di mestiere fa il calciatore: gioca in Serie B, proprio nel Cosenza, ma ha su di sé gli occhi di varie squadre di A. Fa il centrocampista, è titolare nella formazione di Gigi Simoni – che poi allenò l’Inter di Ronaldo – e piace ai tifosi rossoblù, gli stessi che poi gli hanno intestato la curva del Cosenza. Secondo le prime ricostruzioni dell’epoca Denis si sarebbe buttato sotto un camion: Isabella, la sua ex fidanzata, è l’unica testimone e conferma la tesi del suicidio. All’epoca aveva 19 anni e oggi ne ha 56. È passata davvero una vita. E dopo tutto questo tempo si potrà finalmente provare che la verità è un’altra. Che no, non c’è stato nessun suicidio e che Denis è stato ucciso. Tanto che il suo cadavere è stato riesumato nel 2017 e trovato incredibilmente integro. Il suicidio sarebbe stato inscenato.
nuove indagini
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Oltre trent’anni per avere giustizia sono troppi, così come troppi sembrano essere gli errori nelle indagini immediatamente successive alla morte del ragazzo. Il caso è stato riaperto tante volte. In una prima fase sembrava la tesi della ragazza sembrava reggere, poi sono iniziati i dubbi, le illazioni e via dicendo. Un susseguirsi di colpi di scena: nel 2011 si ridisegna la scena del suicidio, che diventa un omicidio. La tesi è che Bergamini non sia stato investito e che il corpo sia stato investito dal camion in un secondo momento. Poi l’indagine viene chiusa per mancanza di prove, poi riaperta ancora. Il punto di svolta arriva nel marzo del 2021. L’ex fidanzata Isabella Internò viene iscritta nel registro degli indagati con l’accusa di concorso in omicidio. A ottobre 2021 comincia il processo. Internò viene rinviata a giudizio e condannata a 16 anni. Da ieri, quindi, la Procura di Castrovillari ha terminato le indagini anche nei confronti di Roberto Internò per il quale la Corte d’Assise di Cosenza aveva già indicato l’esigenza di indagare trasmettendo gli atti del processo di primo grado. Dopo due anni di indagini è chiaro che ci sono degli elementi nuovi che hanno indotto la Procura a considerare l’inchiesta chiusa e idonea a chiedere un rinvio a giudizio. Questo diventa un tema molto importante anche in vista della prossima udienza della Corte d’Assise d’appello di Catanzaro, prevista per il 17 novembre e nel corso della quale arriverà la sentenza di secondo grado nei confronti di Isabella Internò,
La famiglia Internò
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“Isabella Internò ha fatto ammazzare Denis Bergamini per salvare l’onore, visto che il calciatore non voleva sposarla, nonostante fosse rimasta incinta e per questo aveva abortito, con in grembo un nascituro di cinque mesi, in una clinica a Londra”. Ci sarebbe il movente, la premeditazione e da ieri anche gli esecutori. Il cugino e il padre. Lei si sarebbe vendicata dopo la decisione del calciatore di lasciarla. “Se sanno che mi ha lasciata lo fanno fuori – avrebbe detto a un’amica riferendosi ai cugini – e se non torna da me lo faccio ammazzare per davvero”. Negli anni, secondo gli inquirenti, ci sarebbero sette persone indagate per false informazioni riferite ai pm. Tutto per nascondere in una coltre di fumo un omicidio compiuto per gelosia e per vendetta.
l’accusa
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Il mistero continua, ma piano piano si inizia a vedere la luce. Da ieri più che mai, visto che per la prima volta sono stati esplicitati i nomi degli esecutori. È una storia di lotte, bugie, versioni controverse, indizi, e solo poi prove schiaccianti. Secondo l’ipotesi accusatoria, dopo aver ottenuto un incontro con la vittima e averla narcotizzata o comunque ridotta nelle capacità di difesa, Roberto Internò, Isabella e il padre Franco ne avrebbero provocato la morte mediante asfissia meccanica con uno strumento soft, collocandone successivamente il corpo, già privo di vita o in limine vitae, sulla statale 106 nei pressi di Roseto Capo. Dunque, siamo nuovamente di fronte a un caso storico. Finalmente riaperto.
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